Commemorazione dei defunti – Mons. Piemontese: “Il ricordo dei defunti, sepolti in fretta a causa della pandemia, senza onori e senza la presenza dei familiari, oggi spinge a riparare quella lontananza e a ricordare i nostri morti con la presenza e la preghiera”.

Il 2 novembre è stata celebrata nella Cattedrale di Terni, dal vescovo Giuseppe Piemontese, la messa cittadina per la commemorazione di tutti i defunti, alla presenza del Prefetto di Terni Emilio Sensi, del sindaco Leonardo Latini, del Questore Roberto Massucci, delle massime autorità militari e civili cittadine, delle associazioni combattentistiche e d’arma, e concelebrata dal vicario generale della diocesi mons. Salvatore Ferdinandi e da numerosi sacerdoti della città.
Una ricorrenza che accomuna, nel ricordo dei defunti, segno di un legame di amore, ravvivato nella preghiera e nel ricordo: «Oggi vogliamo riportare alla memoria il giorno, quando in piena pandemia e quarantena generale, insieme al sindaco Latini, o ai sindaci di Narni e Amelia, abbiamo pellegrinato tra i viali dei rispettivi cimiteri. Il ricordo dei defunti, sepolti in fretta a causa della pandemia, senza onori e senza la presenza devota e testimoniale dei familiari oggi spinge tutti noi a riparare quella lontananza e a ricordare i nostri morti con la presenza e la preghiera. Purtroppo anche ai nostri giorni siamo alle prese con la pandemia di ritorno, con l’infezione del Covid-19 con tutte le sue pesanti conseguenze: di malattia di cari, di ricoveri, ristrettezze, inviti a restare a casa, di preoccupazione per familiari positivi al Covid-19, di paura di infettarci e di causare sofferenza e morte a noi stessi e ai nostri cari, di preoccupazione per il futuro economico e sociale».
Il vescovo ha ricordato coloro che sono morti in questo anno in maniera inaspettata e tragica: i due adolescenti Gianluca e Flavio di Terni e la diciottenne Maria Chiara di Amelia, due giovanissimi figli di questa comunità; la diocesi ha pianto la morte prematura di don Edmund Kaminski, parroco della parrocchia di San Matteo Apostolo a Campitello. Nel mondo, la morte di un milione e duecento mila persone a causa del Covid oltre che per altre malattie, le vittime di incidenti, di guerre, di terrorismo, le recenti efferate uccisioni di Parigi e dei fedeli di Notre Dame di Nizza.
Nella giornata di commemorazione dei defunti il vescovo ha posto l’accento sul senso del dolore e della morte nella prospettiva della resurrezione: «Oggi si muore prevalentemente in ospedale, quasi sempre da soli e poi viene allestita la camera ardente nell’obitorio, che spesso è luogo freddo, disadorno quando non proprio indecoroso. Abbiamo rimosso la morte e perciò quando si affaccia il pensiero o si avvicina siamo presi dall’angoscia. Solo chi con sana e appropriata riflessione la guarda in faccia ne vince la carica di angoscia, non la teme. Pensiamo alle antiche civiltà e al loro culto dei morti; esse contemplavano la vita dopo la morte. I cristiani, che sono animati dalla fede in Gesù, morto e risorto, hanno imparato a non temerla. Ci viene in mente l’esperienza dei santi. Oggi rinnovo l’invito a lasciarci guidare dalla fede, che è il nostro sostegno, il timone nella fatica della vita e nella lotta contro la morte. Non dobbiamo attendere l’ultimo giorno per incontrare i nostri cari defunti. La preghiera e la carità sono lo spazio di condivisione di sentimenti e di dialogo con chi abbiamo amato e ci ha preceduto. Ma soprattutto la messa è celebrazione della vita e incontro in Gesù con chi è morto. Onoriamo i nostri morti, le tombe dei nostri cari, che abbiamo amato, che sono stati santificati nel battesimo e nei sacramenti, e che ora sono in attesa della risurrezione, insieme a Gesù, a Maria, ai santi agli altri nostri cari defunti».