Assemblea ecclesiale 2018 “Voi siete il sale della terra”.

Portare la sapienza e il sapore del Vangelo nella vita quotidiana degli uomini

All’inizio del nuovo anno pastorale, nella nostra cattedrale, sperimentiamo la gioia di ritrovarci come popolo di Dio: fedeli laici, religiose, religiosi, ministri vari, diaconi, presbiteri e vescovo si incontrano per rendere lode al Signore, rivolgere lo sguardo, insieme, verso Cristo Redentore per ascoltare la sua parola.
Questo mio intervento non si propone di richiamare o evidenziare tutti gli aspetti della vita diocesana, perché vi sono percorsi che sono già incanalati in maniera positiva e consolidata nel quotidiano, ma intendo mettere l’accento su aspetti particolari e attuali del nostro agire ecclesiale per suscitare un confronto e proporre risposte corrispondenti.
In comunione di intenti e di sentimenti riconciliati, desideriamo discernere quanto lo Spirito dice alla Chiesa e leggere i segni dei tempi, lasciandoci muovere dalla profezia.

1. “Voi siete il sale della terra” (Mt 5, 13)

Gesù pronuncia queste parole nel contesto del discorso della montagna, rivolto ai discepoli.
Mentre diamo inizio al nostro anno pastorale, vogliamo lasciarci accompagnare dal mandato che Gesù ci affida attraverso il senso che tali parole esprimono.
Conosciamo le proprietà del sale, elemento fondamentale per la vita dell’uomo:
ha proprietà terapeutiche, ha la funzione di conservare gli alimenti nel tempo e nella qualità, ha soprattutto la prerogativa di dare sapore ai cibi, che assumono gradevolezza per la giusta presenza del sale. Esso dà sapore alla massa sciogliendosi, confondendosi uniformemente in essa e scomparendo. Il buon sapore del cibo raramente viene direttamente attribuito al sale. Solo la sua mancanza o eccedenza richiama l’attenzione su di sé. Discrezione, misura, scomparsa sono le doti legate al sale. Inoltre, nelle culture mediterranee, il sale simbolicamente rinvia alla sapienza umana, che presiede alle scelte e decisioni nobili, giuste e durature dell’esistenza.
“Voi siete il sale della terra” (Mt 5, 13)
Gesù, che aveva presente le caratteristiche del sale, con questa similitudine intende rivelare l’identità dei suoi discepoli e dare indicazioni per la loro missione:
Nel commentare questa similitudine Enzo Bianchi sottolinea:
“Innanzitutto va messo in risalto il “voi”, che nel vangelo secondo Matteo viene spesso usato da Gesù per indicare non singoli individui alla sua sequela, ma una comunità, un corpo. Si pensi solo all’affermazione: “Voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8). Ovvero, nella relazione con il mondo i cristiani devono essere sale e luce, ma nelle relazioni tra loro sono fratelli, ed è proprio questa fraternità vissuta nell’amore intelligente (cf. Mc 9,50) che, come luce, può diffondersi in mezzo a tutta l’umanità”.
A questa considerazione, San Giovanni Crisostomo ne aggiunge una altrettanto interessante.
«Voi siete il sale della terra» (Mt 5, 13). “Vi viene affidato il ministero della parola, dice il Cristo, non per voi, ma per il mondo intero. Non vi mando a due, o dieci, o venti città o a un popolo in particolare, come al tempo dei profeti, ma vi invio alla terra, al mare, al mondo intero, a questo mondo così corrotto. Dicendo infatti: «Voi siete il sale della terra», fa capire che l’uomo è snaturato e corrotto dai peccati…
Non crediate, sembra dire, di essere chiamati a piccole lotte e a compiere imprese da poco. No. Voi siete «il sale della terra». A che cosa li portò questa prerogativa? Forse a risanare ciò che era diventato marcio? No, certo. Il sale non salva ciò che è putrefatto. Gli apostoli non hanno fatto questo. Ma prima Dio rinnovava i cuori e li liberava dalla corruzione, poi li affidava agli apostoli, allora essi diventavano veramente «il sale della terra» mantenendo e conservando gli uomini nella nuova vita ricevuta dal Signore.
È opera di Cristo liberare gli uomini dalla corruzione del peccato, ma impedire di ricadere nel precedente stato di miseria spetta alla sollecitudine e agli sforzi degli apostoli”.
(Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo. Om. 15, 6. 7; PG 57, 231-232- 2^ lettura
20^ domenica T-Ordinario)

Dunque oggi il Signore vuole richiamarci innanzitutto a considerare la nostra condizione di figli di Dio e di fratelli e riscoprire nella relazione quotidiana una fraternità, che scaturisce dal battesimo comune, di cui prendere sempre più consapevolezza in un mondo invaso e pervaso dall’individualismo, dall’egoismo e dalla estraneità. L’amore del Padre, diffuso nei nostri cuori dallo Spirito in Gesù, va coltivato e custodito nella preghiera personale e comunitaria e nella carità, che appunto viene chiama “fraterna”. Il nostro ritrovarci qui, oggi, come fraternità e comunità ecclesiale vuole significare che siamo riuniti nel nome di Gesù per chiedere il dono della fraternità e della comunione, quale gioia per noi e testimonianza per il mondo.
Ma vogliamo anche acquisire la consapevolezza della nostra identità di discepoli, con la missione di inviati per essere “sale della terra”. Siamo riuniti, inoltre, per invocare Dio nella preghiera perché rinnovi e liberi i cuori dalla corruzione e per discernere con l’aiuto dello Spirito, le modalità attuali per aiutare gli uomini a mantenere e conservare la vita ricevuta dal Signore.
Insomma siamo chiamati ad essere una comunità che diffonda nella massa dell’umanità “il sapore” e “la sapienza” di Cristo.
L’orizzonte a cui vogliamo guardare è certamente l’umanità intera: “voi siete sale della la terra”, ma nello stesso tempo chiedo di mettere a fuoco ogni realtà umana, presente negli ambienti prossimi o periferici della nostra diocesi: le singole parrocchie, comunità, famiglie, ambienti, gruppi civili ed ecclesiali, scuole, fabbriche, uffici, ospedali, case di riposo, e altro.

2. Visita pastorale comunione e missione nella chiesa diocesana.

Il 7 settembre 2017, durante l’Assemblea ecclesiale, ho indetto e iniziato la Visita pastorale alle parrocchie e comunità della Diocesi, dopo 20 anni dall’ultima, effettuata da mons. Franco Gualdrini v.m. nel 1998. La successione delle visite, come suggerito dai convisitatori, è avvenuta a partire dalle realtà più lontane o periferiche:
Forania Valle Teverina (30 novembre 2017 – 25 gennaio 2018)
Forania di Terni 3 (15 febbraio – 29 aprile 2018)
Forania di Amelia (6 maggio – 17 giugno 2018)
L’arco temporale per la visita del vescovo, generalmente è compreso dal giovedì pomeriggio alla domenica mezzogiorno.
Ovunque il clima familiare e festoso ha contrassegnato, in un crescendo, le visite fino ad ora effettuate. Ringrazio tutti indistintamente per tanta benevolenza, a volte entusiasmo, e anche per i doni graditi, che sono stati dati per la carità del vescovo.
Non è ancora il tempo per riflessioni finali e bilanci. Tuttavia penso di poter dire fin da ora che la visita pastorale, per chi la prepara adeguatamente, è una opportunità di revisione di vita delle singole comunità alla luce del Vangelo e una vera esperienza missionaria, apostolica, di Chiesa, di annuncio del Vangelo; incontro e conoscenza delle persone e delle realtà del territorio e delle parrocchie; occasione e opportunità di dialogo diretto e familiare tra fedeli e pastore, accompagnato dai convisitatori. Rivolgo un caloroso invito a sacerdoti, diaconi, religiosi e fedeli che riceveranno la visita quest’anno, a cogliere l’occasione di questo tempo di grazia e a preparare la visita secondo le indicazioni date nel prontuario. Le parrocchie che saranno visitate nell’anno pastorale 2018-2019 sono le seguenti:
Ospedale Santa Maria, Terni 2-6 settembre 2018
Parrocchie della forania Terni 4: 20 settembre – 28 ottobre 2018
Parrocchie della Forania di Terni Centro: 7 novembre 2018 – 3 marzo 2019
Parrocchie della Forania di Terni 2: 7 marzo-16 giugno 2019
Parrocchie della Forania di Narni: settembre-dicembre 2019

Infine ricordo che il tempo successivo alla visita è altrettanto importante per tradurre le indicazione del vescovo in programma pastorale parrocchiale in comunione con la Chiesa diocesana.

Un evento importante segnerà il nuovo anno 2019: la scadenza e il rinnovo del mandato dei vari organismi di partecipazione: Consiglio Presbiterale, Collegio dei Consultori, Consiglio Pastorale Diocesano, Consigli pastorali foraniali e parrocchiali. Approfittiamo per intensificare le dinamiche dei consigli, fare sintesi e portare a compimento eventuali programmi in corso. Cogliamo infine sia l’opportunità della visita pastorale che questa scadenza, per formarci allo stile comunionale della partecipazione nella vita della Chiesa.

3. Rivestirsi di Cristo seguendo l’anno liturgico come itinerario di fede.

All’inizio del nuovo anno pastorale voglio invitare i singoli e le comunità a mettere a fuoco quelli che sono i bisogni materiali e spirituali di singoli e comunità, a individuare obiettivi e percorsi di evangelizzazione e di fede, speranza e carità nell’attuale momento storico e nella situazione ambientale nella quale la Provvidenza ci ha collocati a vivere.
Resta centrale l’obiettivo di incontrare Gesù, nostra gioia e nostra pace, sviluppare la vita divina ricevuta in dono, affinché “cristificati” portiamo il sapore di Cristo in tutta la terra.
L’assiduità all’ascolto della Parola, che prende forma in una catechesi sistematica e comunitaria, la partecipazione e l’esperienza eucaristica settimanale, la preghiera costante, la carità fraterna nei bisogni attuali, restano i pilastri sui quali ogni comunità parrocchiale, ogni gruppo, ogni cristiano deve rinnovare l’impegno di attuarli, insieme ai fratelli, all’inizio di questo nuovo anno di grazia.
Giorno dopo giorno dobbiamo educarci perché la fede diventi il criterio e il motivo che determina il nostro agire, soprattutto nelle scelte impegnative della vita. Insomma seguire il suggerimento del DB (RdC n. 38): «Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo».

In questa assemblea desidero richiamare a voi e a me alcuni orientamenti di fondo per un cammino comune di fede, speranza e carità. Non si tratta di inventare nuove strategie pastorali, ma incanalarci con decisione, su quei percorsi ordinari di grazia, che la Chiesa ha collaudato e quindi indicare alcune scelte oggi prioritarie per le nostre comunità tra le tante valide che abbiamo a disposizione.
Riscoprire e seguire l’anno liturgico come itinerario di fede, insieme alla comunità, è l’opportunità sempre valida e rinnovata che la Chiesa ci propone. Una ricchezza di contenuti, di percorsi, che sono immersione sacramentale e reale nel Mistero di Cristo nel tempo, il nostro tempo.
Celebrazione e testimonianza hanno il fulcro nella domenica, Pasqua settimanale e giorno del Signore, e l’apice nella Pasqua, nel Mistero di Cristo sofferente, morto e risorto, da cui deriva la nostra vita santa.
Chiedo a voi confratelli presbiteri, diaconi, persone consacrate e laici di accogliere questo itinerario che la Chiesa ci offre. In esso immergiamo la vita personale e delle singole comunità. Non escludiamo poi, gli esercizi della pietà popolare, frutto della tradizione e approvati dalla Chiesa. Le feste della Vergine e dei Santi, specie i santi patroni, le processioni, le novene, i pellegrinaggi, i pii esercizi… non sono obiettivi fine a se stessi, o croci che dobbiamo inevitabilmente portare, ma sono mezzi che ci aiutano a conoscere e ad amare Cristo e a vivere meglio il mistero cristiano dispiegato nell’anno liturgico e che viene validato da una partecipata testimonianza di carità.
Rivolgo un richiamo particolare ai sacerdoti e ai laici dei Consigli pastorali a impegnarsi con decisione per custodire e arricchire la vera tradizione e l’anima cristiana delle feste patronali e parrocchiali, in molte parti rimaste nelle mani di comitati che perseguono altre finalità avanti uno scenario, che richiama solo nell’effige l’esperienza testimoniale dei santi e incedendo sotto stendardi, che hanno perso la vera simbologia e la fierezza della testimonianza di una fede convinta e fruttuosa.

4. Partecipi delle gioie e delle speranze, delle tristezze e delle angosce degli uomini d’oggi (GS1).

4.1. La città e i cristiani

Da 6 mesi il volto politico dell’Italia è cambiato. Le elezioni di marzo sono state rivelatrici di bisogni e problemi, in parte già conosciuti, ma che non avevano trovato sufficiente consapevolezza e risposte risolutive adeguate. La Nazione, divisa in due tronconi, nord e sud, si è affidata a forze politiche emergenti per risolvere annosi problemi di giustizia sociale. Ne è nato un governo giallo-verde, democraticamente insediatosi, che ha fatto grandi promesse di giustizia sociale e di benessere generalizzato, fregiandosi dell’appellativo di “governo del cambiamento”. Molti auspicano tale cambiamento, ma altrettanti hanno non pochi dubbi sulla validità di quanto promesso. Pochi mesi tuttavia non sono sufficienti per valutarne i risultati. Gli esordi, anche ai più benevoli, non sono apparsi promettenti e gradevoli per i toni delle dichiarazioni, che sembra prolunghino una campagna elettorale infinita, e per il merito di alcune scelte che più che far valere le legittime ragioni della Nazione, inserita nel consesso europeo e mondiale, sembra emarginino ulteriormente l’Italia.
Far leva sulla paura della gente, alimentare le contrapposizioni tra forze politiche e sociali, indugiare nel recriminare nei confronti di chi ha governato prima, ecc… distoglie dal compito di proporre e promuovere soluzioni e prospettive di benessere. Ma noi abbiamo fiducia che il buon senso e la ragionevolezza avranno la meglio per il bene comune degli Italiani. Perciò attendiamo, facciamo discernimento, speriamo e preghiamo.

La città di Terni, dopo la conclusione anticipata della precedente Consiliatura a causa del dissesto finanziario e della crisi politica, ora si è data ha una nuova Amministrazione comunale, politicamente rinnovata.
Molte sono le speranze e le attese dei cittadini, riposte in chi presentandosi alle elezioni e promettendo di essere in grado di risolvere i problemi, è stato scelto ad amministrare la comunità.
La Chiesa invita tutte le forze civili e gli uomini di buona volontà: enti, associazioni, movimenti e singoli cittadini, ciascuno per la parte che gli compete, a collaborare con responsabilità e con amore al bene della nostra città. La Chiesa stessa, per quanto le è possibile, offre la propria collaborazione con responsabilità per la soluzione dei problemi e per la promozione del bene comune. Nel dibattito pre e post elettorale della nostra città, molti sono stati gli interventi con progetti e suggestioni, che menti illuminate hanno illustrato, indicando prospettive alte e a lungo termine per arrestare la fuga dei giovani, per creare posti di lavoro, per aprirsi alle nuove tecnologie e alla collaborazione internazionale.
Pur incoraggiando il confronto su tali prospettive, illustrate attraverso la stampa e nelle sedi delle Istituzioni, dei partiti, dei sindacati e delle associazioni, chiedo che i sacerdoti e i cristiani delle parrocchie, sparse sul territorio, specie attraverso i Consigli pastorali parrocchiali e foraniali, promuovano con semplicità e umiltà, una riflessione sui bisogni della gente, sulla qualità della vita nelle periferie, e offrano suggerimenti per la soluzione attiva e dinamica dei problemi. Attraverso la riflessione comunitaria e la partecipazione desideriamo offrire “un’agenda per la città” con un elenco di situazioni critiche cittadine ma anche di proposte, di buone prassi che in parte già si attuano sul nostro territorio.

4.2. Migranti e richiedenti asilo

Il problema dell’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo, tema che negli ultimi tempi ha assunto toni aspri, a volte violenti, è diventato fonte di divisione e di contrapposizione anche all’interno delle nostre popolazioni. Questa è una realtà complessa e non può essere trattata con annunci propagandistici, o con soluzioni semplicistiche, strumentalizzando la paura della gente.
Anche su questo non desidero sostituirmi a chi politicamente ha il compito di risolvere il problema, ma propongo una riflessione da cristiano, ponendomi dalla prospettiva di chi oggi convive con persone migranti e richiedenti asilo.
La realtà dell’immigrazione, che riguarda il mondo intero e il futuro dell’umanità, sta dividendo anche la comunità cristiana ed è diventato la cartina di tornasole della cattiva coscienza della società e di ciascuno.
Dal un coinvolgimento globale di autorità nazionali e internazionali, regionali e locali, gruppi, associazioni, movimenti, la Chiesa e le sue organizzazioni fino ai singoli cittadini, deve venire un sussulto di razionalità, di umanità e di responsabilità per affrontare e risolvere con lungimiranza, saggezza, buon senso e generosità questa questione che è mondiale, locale e particolare, avendo presente che si parla di persone e, per noi cristiani, di fratelli in Cristo.
E’ il tempo di decisioni importanti: chi fa politica mostri il proprio valore di statista nazionale, europeo, mondiale, cercando e individuando soluzioni “umanitarie” in collaborazione con altri colleghi di uguale levatura nazionale e internazionale.
Occorre la consapevolezza che alzare i muri, chiudere le porte della città e serrarsi come assediati nel fortino, ha come conseguenza inevitabile quella di subire l’assalto e la disfatta. «Quando la società – locale, nazionale o mondiale – abbandona nella periferia una parte di sé, non vi saranno programmi politici, né forze dell’ordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillità». (EG59)
Nel Messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018 papa Francesco, in continuità con il Magistero di Papa Benedetto e del Santo Papa Giovanni Paolo II, ha ribadito che «tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a rispondere alle numerose sfide poste dalle migrazioni contemporanee con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie responsabilità»
Il fenomeno delle migrazioni, da parte dei cristiani, nei suoi inizi e sviluppi in Italia va letto e studiato “con gli occhi della fede”. Si tratta di cogliere le migrazioni come “un segno dei tempi”, come hanno ricordato gli ultimi Pontefici: un luogo frequentato da Dio, che chiede al credente di “osare” la solidarietà, la giustizia e la pace. (PAPA FRANCESCO, Messaggio per la 104a Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018; Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2006).
Attualmente in Italia, e anche nel nostro territorio, vi è un gruppo di migranti e richiedenti asilo, che rappresentano per noi, per le comunità parrocchiali e le associazioni, un invito, una sfida all’accoglienza, all’integrazione responsabile, all’apertura mentale a scenari mediterranei e mondiali che vanno compresi, politicamente orientati e generosamente accolti.
Non sempre saremo gratificati da risultati lusinghieri perché non tutto dipende da noi, ma il futuro dell’Italia e il suo sviluppo umano dipende anche da ciò che siamo capaci di fare, nella nostra realtà territoriale, in questo tempo.

4.3. I GIOVANI

Durante la visita pastorale mi sono preoccupato di dare ampio spazio nelle comunità, ai temi della pastorale giovanile e ai giovani stessi, chiedendo di incontrarli.
In tali comunità purtroppo i giovani sono per lo più una “Generazione assente”. I gruppi ecclesiali giovanili sono veramente pochi e formati da pochi elementi: vi è qualche gruppo dell’Agesci, dell’AC o semplicemente parrocchiale e qualche gruppetto di dopocresima-oratorio.
Alcuni parroci, con i loro collaboratori, si adoperano per organizzare il Grest, soprattutto per ragazzi piccoli, e campi estivi per preadolescenti e pochi adolescenti.
Ho dialogato su questo tema con i Consigli pastorali, con le famiglie, con gli adulti. La mia meraviglia è stata grande non tanto nel constatare che non vi sono giovani nel perimetro delle nostre comunità, ma che genitori, adulti, sacerdoti compresi, non si pongano il problema, e sembrano quasi rassegnati al fatto che i giovani debbano vivere la loro giovinezza estranei alla Chiesa e lontani da essa.
Mi auguro che nelle comunità che visiterò la situazione sia migliore.
E tuttavia non possiamo assistere inerti a tutto ciò. Il Sinodo, convocato da Papa Francesco su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, manifesta la preoccupazione e l’interesse della Chiesa per il tema ed è invito a prendere consapevolezza e a coinvolgerci nello studio del fenomeno e nell’annuncio del Vangelo alle giovani generazioni.
I sacerdoti, durante la “Tre giorni del clero” (Foligno 18-21 giugno 2018) e il Consiglio pastorale diocesano nella riunione di giugno u.s (23-6-2018) hanno avviato una riflessione sul tema.
Segno di speranza comunque, è stata la partecipazione dei giovani della Diocesi al pellegrinaggio a Roma e all’incontro nazionale con Papa Francesco in vista del Sinodo sui giovani (5-12 agosto 2018).
La Commissione diocesana per la PG, insieme al vescovo, ha riflettuto ed esaminato alcune possibili iniziative diocesane per accogliere le provocazioni del Sinodo e risvegliare la passione apostolica della comunità diocesana e dei giovani verso i loro coetanei.
Le proposte sono tante, ma è importante partire dalle singole comunità parrocchiali o pastorali creando spazi per i giovani nei cuori dei cristiani e delle parrocchie.
Mentre la Commissione diocesana continuerà la riflessione, alcune proposte potranno avviarsi:
– Designare un referente per i vari dipartimenti universitari e per le scuole superiori, coinvolgendo gli Insegnanti di RC
– Proporre una Messa con gli studenti all’inizio dell’anno scolastico (chiesa di san Francesco, Terni, 18 settembre 2018).
– Considerare il periodo della festa di san Valentino 2019 come tempo opportuno per coinvolgere la diocesi, e soprattutto i giovani, nell’accoglienza del documento o delle proposizioni post sinodali, promuovendo una riflessione appropriata sul tema del sinodo e sulla realtà giovanile nel nostro territorio. Si può pensare ad un meeting, ad una festa, ad un tempo di spiritualità alla scuola di san Valentino.
– Radunare i giovani per vivere da cristiani la ricorrenza a “100 giorni dagli esami” e alla conclusione dell’anno scolastico.
Tutto ciò con l’auspicio che l’intera diocesi si faccia carico dei suoi figli giovani per accompagnarli al Signore.

5. Alcuni eventi e iniziative pastorali nell’anno 2018-2019

Il cammino di fede, speranza e carità dei cristiani della nostra Chiesa, sarà arricchito e si esprimerà in alcuni eventi e proposte che già fanno parte della testimonianza abituale e consolidata delle comunità, e di altri che saranno indicati questa sera o che saranno proposti nel corso dell’anno.
– Già abbiamo parlato dell’evento di grazia della Visita Pastorale, che costituisce programma, contenuto e forma della nostra esperienza di Chiesa in questi anni.
– L’attenzione alle famiglie, continuerà ad essere coordinata dalla Commissione diocesana per la Pastorale familiare, con il supporto dell’Associazione “Amoris laetitia”. Per la preparazione delle coppie che intendono prepararsi al sacramento del matrimonio viene ribadito il percorso catecumenale, quale opportunità per riscoprire la fede e conoscere il mistero di questo sacramento.
– In una domenica celebreremo la festa della famiglia per esprimere la gratitudine a Dio e la gioia per l’amore coniugale e familiare.
– All’interno della Commissione per la pastorale familiare abbiamo istituito un Gruppo di discernimento e di accompagnamento delle situazioni matrimoniali difficili. Il vescovo stesso si coinvolgerà in questa opera.
– L’impegno per la catechesi dell’Iniziazione Cristiana viene ribadito con la riconsegna del Direttorio per l’IC dei ragazzi, che è avvenuta lo scorso anno. Esso quest’anno è pienamente in vigore, dopo l’anno di transizione vissuto nel 2017-18.
– Quest’anno prevediamo una festa diocesana dei cresimati e dei cresimandi: opportunità per ringraziare per il dono dello Spirito, per fare una esperienza di Chiesa e iniziare a concretizzare la pastorale giovanile.
– In riferimento alla catechesi quest’anno i parroci, per tre mattinate, si dedicheranno allo studio della formazione di base dei catechisti.
– Per la formazione teologico-pastorale dei laici, in particolare dei catechisti e degli operatori pastorali, anche quest’anno si svolgerà la Scuola Diocesana di formazione teologico-pastorale. (Inizio 8 ottobre 2018, alle ore 17, con la prolusione della prof Rosanna Virgili).
– Nella prospettiva di un rinnovato impegno dei Laici, è stato nominato il nuovo vicario per il Laicato nella persona di don Matteo Antonelli. Egli riannoderà le fila per riorganizzare l’apostolato dei laici nella nostra Diocesi.
– Nell’ambito del rilancio dell’impegno laicale, si sta elaborando l’istituzione di una scuola di formazione sociopolitica nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa.
– Una ricorrenza speciale per la Chiesa e la città sarà l’ottavo centenario della visita di San Francesco d’Assisi a Terni e del ripristino della Cattedra di vescovo a Terni, nel 1218. Il territorio della Diocesi è Terra francescana per le molte testimonianze della presenza di Francesco e poi di fedeli suoi seguaci: i Protomartiri, il beato Antonio Vici di Stroncone, il beato Pascuccio e poi i luoghi che conservano la memoria del passaggio di Francesco: Terni, Sangemini, lo Speco di S. Urbano, Alviano, Eremo di santa Illuminata di Guardea e altri luoghi. Al riguardo vi sarà una giornata di studio sul tema (9 novembre 2018) e un concerto di canti e musiche francescane da parte della Cappella della Basilica Papale di san Francesco in Assisi (27 ottobre 2018).
– La 13^ edizione del Festival cinematografico Popoli e Religioni avrà luogo dal 10 al 18 novembre p.v., occasione di riflessione, incontro e dialogo con giovani e adulti di popoli e religioni diverse.
– Durante il prossimo anno saremo coinvolti nella preparazione del convegno ecclesiale regionale sul tema della EG in terra Umbra.
– E’ prossimo a prendere l’avvio è il restauro del complesso di S. Alò quale Casa del Clero per ospitare sacerdoti e luogo di animazione pastorale diocesana.
– Infine ad arricchire la testimonianza della VC nella nostra Diocesi, sono venute dall’Uganda le Suore di Santa Teresa di Gesù Bambino; a loro diamo il benvenuto e rivolgiamo il nostro saluto.

6. Appello di Papa Francesco al Popolo di Dio

In seguito ai tanti scandali di abusi sui minori in tante parti del mondo, il 20 agosto u.s. Papa Francesco ha inviato al Popolo di Dio una lettera, che è un accorato appello a prendere consapevolezza del male procurato da parte di ecclesiastici, sacerdoti e religiosi, nei confronti di minori; il suo è un invito a chiedere perdono, a riparare il male causato a tanti fratelli feriti e a convertirci ad una vita santa.
“Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”.
Il papa non si rivolge ai pastori per promuovere il rinnovamento, ma al Popolo di Dio quale ossatura della Chiesa e protagonista del cambiamento nella Chiesa.
“Oggi siamo interpellati come Popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito.
Unitamente a questi sforzi, è necessario che ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno.
E’ impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio”.
Il papa propone una visione di Chiesa e una teologia del Popolo di Dio a cui anche la nostra Chiesa farebbe bene a prestare attenzione, e condanna in particolare il CLERICALISMO,
“quell’atteggiamento che «non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente» .
“Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti, sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo”.
Nel cammino di comunione e missione nella Chiesa Diocesana vogliamo anche noi rafforzare la dimensione di popolo sacerdotale regale e profetico, nato nel battesimo, scaturito dal costato di Cristo. La Grazia battesimale abilita ogni fedele alla missione della Chiesa, ciascuno secondo i propri carismi, ministeri e responsabilità. Avviamoci dunque ad essere Chiesa comunione tutta ministeriale.

CONCLUSIONE
L’estate 2018 è stata rattristata dalla morte di Don Gianni Colasanti († 6 maggio 2018) e don Marcello D’Artista (†12-7-2018), due sacerdoti zelanti, ministri di Dio al servizio dell’Evangelizzazione. A loro abbiamo reso l’onore dovuto e la loro memoria è in benedizione e custodita nel nostro cuore e nella storia della nostra Chiesa diocesana. Vogliamo continuare a pregare per loro e a raccogliere e fare tesoro della loro testimonianza. Mentre invochiamo il Padrone della messe perché mandi operai nella Diocesi, riconosciamo e ringraziamo per la ricchezza di cui Essa è beneficiaria: Presbiteri, diaconi, persone consacrate, ministri vari, famiglie, e laici dai carismi pluriformi e considerevoli.
Ognuno, secondo il dono ricevuto, collabori ad edificare il corpo di Cristo nella comunione e nella partecipazione alla missione che insieme stiamo ponendo in essere.
L’umiltà, la stima vicendevole, il perdono reciproco e la misericordia accompagnino il nostro entusiasmo e l’onore di cui siamo consapevoli, nel lavorare nella vigna del Signore.

Seguendo l’esortazione di san Francesco d’Assisi, “Cominciamo, fratelli, a servire il Signore Iddio, perché finora abbiamo fatto poco o nessun profitto!”, diamo avvio al nuovo anno pastorale nel nome del Signore, con l’aiuto di Maria Santissima e dei nostri santi patroni.

Terni, 16 settembre 2018

+ P. Giuseppe Piemontese OFM Conv
Vescovo

INDICE – Sintesi e collegamenti

1. “Voi siete il sale della terra”. Gesù fa della Chiesa una fraternità, la cui identità si caratterizza come discepoli, apostoli-inviati ad essere “sale della terra”. “Cristificati” portiamo il sapore di Cristo in tutta la terra

2. La visita pastorale, tempo di discernimento, verifica, comunione ed esercizio di partecipazione alla vita della chiesa; tempo di rinnovato annuncio di Gesù anche nelle realtà più periferiche da parte della Parrocchia stessa e del vescovo.

3. Riscoprire e seguire l’anno liturgico come itinerario di fede, insieme alla comunità, è il programma sempre valido e rinnovato, che la Chiesa propone ogni anno per l’immersione sacramentale e reale nel Mistero di Cristo nel tempo, il nostro tempo.
La sfida degli esercizi della pietà popolare e delle feste patronali e parrocchiali da evangelizzare.

4. Partecipi delle gioie e delle speranze, delle tristezze e delle angosce degli uomini d’oggi (GS1), intendiamo come Chiesa essere attivi nelle trasformazioni dei nostri tempi:

4.1. Collaborazione e interscambio tra i cristiani e la città di fronte ai cambiamenti politici e sociali, che avvengono in Italia e nella nostra città di Terni.

4.2. Cogliere il “segno dei tempi” delle migrazioni per leggerli con spirito di fede e per dare risposte con razionalità, umanità e nella prospettiva evangelica.

4.3. La sfida dei giovani non può più attendere nella chiesa diocesana e nelle singole comunità parrocchiali, lasciandoci illuminare dal prossimo sinodo dei vescovi.

5. Alcuni eventi e iniziative del prossimo anno pastorale come promemoria e indicazione di percorso.

6. Conoscenza e attenzione al recente appello di Papa Francesco al Popolo di Dio per richiamare la vergogna e lo scandalo della pedofilia, per chiedere perdono per esso e per mettere fine al clericalismo di clero e laici e promuovere una conversione dell’agire ecclesiale con la partecipazione di tutti i battezzati.