Pellegrinaggio giubilare – incontro con il Santo Padre “Vedervi qui insieme, fa pensare proprio alla bellezza del Corpo di Cristo nella sua variopinta armonia” – LE FOTO E IL VIDEO

Una giornata di sole ha reso fin dalle prime luci del mattino ancora più vivi e colorati i 6500 pellegrini umbri, di cui 2100 della nostra diocesi, partiti di buon mattino in bus, in treno e in auto dalle loro diocesi per vivere insieme la giornata giubilare regionale a Roma, alla tomba dell’apostolo Pietro, sabato 13 settembre, guidati dai loro vescovi insieme a numerosi sacerdoti.
Ogni pellegrino aveva al collo il foulard distintivo per ogni diocesi: verde per Spoleto-Norcia, rosso per Terni-Narni-Amelia, giallo per Perugia-Città della Pieve, Bianco per Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, azzurro per Foligno, arancione per Orvieto-Todi, blu per Città di Castello e rosa per Gubbio.
Tutti insieme si sono incamminati in processione lungo via della Conciliazione, per fare ingresso in basilica attraverso la Porta santa. Ogni vescovo, a turno, ha portato la croce del Giubileo. In preghiera e con grande commozione, a gruppi hanno sostato davanti alla tomba dell’apostolo Pietro.
«Abbiamo riempito questa grande Basilica Vaticana e questo è motivo di orgoglio per la nostra Umbria», ha detto Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Ceu nel dare il benvenuto ai fedeli in basilica.
È stata portata in basilica la pianta di ulivo donata al Papa insieme alla brocca di Deruta con olio d’oliva, una simbolica parte dei 400 litri d’olio destinati alle mense seguite dalla carità del Papa.
Dopo la recita del Rosario grande è stata l’attesa in basilica per l’arrivo di Papa Leone XIV, accolto da un lungo applauso. È seguita la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo presidente della Ceu mons. Boccardo, animata dal Coro umbro diretto da don Sergio Rossini, organista Ferdinando Bastianini, i musicisti del conservatorio Briccialdi di Terni al violino e violoncello, e dell’associazione Concertino di Narni alla tromba e viola.

IL SALUTO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
Siete venuti a compiere il Pellegrinaggio giubilare, gesto in cui il segno fisico del cammino simboleggia un ben più importante itinerario spirituale di conversione e di rinnovamento. Avete percorso insieme un tratto di strada, pregando e meditando; avete attraversato la Porta Santa, il cui passaggio, nel perdono, ha segnato per ciascuno di voi l’inizio di una vita nuova; tra poco celebrerete l’Eucaristia, durante la quale offrirete al Signore tutto ciò che siete e che avete, uniti dallo Spirito in un solo Corpo.
Voi venite da una regione bellissima, sotto molti aspetti: cuore verde d’Italia, con la sua natura rigogliosa; scrigno d’arte, con i suoi borghi e le sue tradizioni; terra di santi e di sante. Ciascuna delle vostre comunità potrebbe raccontare una storia unica in questo senso, evocando nomi ben conosciuti e storie meno note. Vedervi qui insieme, fa pensare proprio alla bellezza del Corpo di Cristo nella sua variopinta armonia (cfr 1Cor 12,12-19). Ad essa rimandano i panorami delle vostre terre, in cui il creato si fonde con l’opera dell’uomo e arte e natura si richiamano a vicenda.
Ma soprattutto ne danno testimonianza i secoli di santità di cui le vostre contrade sono state scenario: le hanno percorse mistici e penitenti, poeti e teologi, anacoreti silenziosi, donne piene di fede e di coraggio, giovani entusiasti, che di epoca in epoca si sono passati la stessa, stupenda eredità: il Vangelo di Gesù. Sarebbe difficile nominarne alcuni senza trascurarne altri. Voglio però ricordare che, proprio dal loro fiume di bontà, ha attinto ispirazione e forza il giovanissimo Santo che è stato canonizzato domenica scorsa. E questo è importante, perché ci rammenta che il tesoro che abbiamo ricevuto continua a crescere, la vite a fiorire e a portare frutto, il buon mosto a fermentare e a spandere il suo aroma.
San Paolo VI diceva che «questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione» (Messaggio agli artisti, 8 dicembre 1965, 4) e aggiungeva: «La bellezza […] è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione» (ibid.). Voi ne siete circondati, sotto vari aspetti: apprezzatela, amatela, lasciate che vi parli di Dio, e fatevene a vostra volta annunciatori. Vi invito a vivere così anche questa Eucaristia: grati, uniti, attenti, stupiti e pronti a partire dall’Altare come missionari d’amore e di pace.

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