Alla fine dell’anno solare, nell’ottava del Santo Natale, come ogni anno celebriamo la solennità di Maria santissima Madre di Dio.
Dopo 8 giorni dalla nascita, Gesù viene presentato al tempio per essere consacrato a Dio e come abbiamo sentito nella proclamazione del Vangelo: “Gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo, prima che fosse concepito nel grembo”. Da quel concepimento la Chiesa ha capito fin da subito che Maria, portando al mondo il Dio incarnato nella persona di Gesù, è la madre di Dio.
Gesù è il principe della pace e Maria, associata al Figlio, è regina della pace.
Carissimi fratelli e sorelle, la liturgia di questo tempo ci fornisce una serie continua di cibo spirituale affinché, nutrendo così la nostra anima, possa consentire allo scorrere dei giorni di poterli vivere accompagnati dalla presenza benedicente di Dio e poter essere anche noi benedizione gli uni per gli altri.
Il Libro dei Numeri, che abbiamo sentito nella proclamazione della prima lettura, ci consegna una sequenza di immagini che nella storia necessitano sempre di essere, più che commentate, accolte e incarnate.
Per Mosè ed Aronne benedire il popolo non significò riversare un florilegio di belle parole, quanto piuttosto consegnare la sicurezza della presenza di Dio.
La consapevolezza di tale presenza si manifesta di conseguenza nel porre la sovranità di Dio sulla vita delle persone e quindi ottenere la benedizione. Dio infatti non può che benedire!
Carissimi fratelli e sorelle quanto il nostro tempo deve fare tesoro di questa benedizione; quanto ciascuno di noi necessita di essere benedizione per gli altri; quanto ciascuno di noi deve far risplendere il nome del Signore, ossia la sua presenza, nella propria vita.
Come la presenza benedetta di Dio, nella storia di Israele, passò attraverso Mosè ed Aronne, così oggi egli fa affidamento su ciascuno di noi.
Ma come potremo noi, povere persone essere tali? Abbiamo pregato “Dio abbia pietà di Noi e ci benedica”. Il Signore ha mandato nel mondo suo Figlio per essere la misericordia del Padre.
Dio nessuno lo ha mai visto, Gesù nato per noi è l’immagine del Dio misericordioso. Egli è colui che ci ha dato la grazia di essere Figli di Dio attraverso il Figlio. Egli, la sua presenza nella storia e nel mondo, è la benedizione di Dio.
Che fine ha fatto questa benedizione? L’uomo di ogni epoca ogniqualvolta questa risultava segnata dalla drammaticità degli eventi catastrofici, è arrivato a chiedersi: che fine ha fatto Dio? Qualcuno ha risposto saggiamente: chiediamoci invece che fine ha fatto l’uomo?
L’uomo, benedetto da Dio piuttosto che essere benedizione, può manifestare l’opposto e trasformarsi in maledizione. Lo sappiamo e non è questo il luogo e la sede per fare analisi di qualsiasi genere in merito.
Per noi però rimane la Parola di Vita: “Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti; ultimamente, in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio”.
La benedizione è per noi la parola del Figlio, il Vangelo. Fare a meno del Vangelo significa non accogliere la benedizione e dare spazio al suo opposto.
Le nostre parole rischiano di essere buttate al vento e in quel vento si incontrano o si scontrano con i “droni” impercettibili dell’inimicizia che trasportano danno e morte.
Carissimi fratelli e sorelle, in questo ultimo giorno dell’anno siamo qui per ringraziare il Signore della vita per averci concesso di poterlo vivere.
Il nostro canto di ringraziamento si trasformi nella lode della nostra vita, non improvvisata però, ma cantata con le note del Vangelo e con l’intero suo spartito.
Nel corso di quest’anno, dal punto di vista ecclesiale abbiamo goduto dell’Anno Giubilare; abbiamo accompagnato Papa Francesco all’incontro col Signore ed accolto il dono di Papa Leone. Come Chiesa in Italia abbiamo completato il percorso Sinodale e raccolto l’eredità del metodo che accompagna la nostra vita ecclesiale per il tempo avvenire.
Nel giorno in cui si celebra la 59 giornata mondiale della pace, dal titolo “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante” stridono davanti a noi le pagine terrificanti della guerra che continuano a moltiplicarsi in ogni parte del mondo. Se questo non è il luogo per fare alcun genere di analisi, tuttavia è l’unico luogo da cui ci si possa aprire all’adesione dell’accoglienza del dono della pace. E questo perché nell’Eucaristia riceviamo questo dono.
È un dono che va accolto, custodito e fatto fruttificare. Non si può mettere da parte per poterlo riciclare; esso va condiviso e quindi fatto maturare nella comunione, ad iniziare dalla propria famiglia. Scrive ancora il santo Padre: “Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire che la pace è vicina. Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica”.
Per questo preghiamo e ringraziamo il Signore che ci dona la pace. Non rifiutiamo perciò il dono, non sciupiamolo.
Ringraziamo il Signore per tutto questo: A Te Signore la lode e la gloria nei secoli. E chiediamo anche perdono per non aver utilizzato evangelicamente questo tempo e proponiamoci di impegnare al meglio i giorni del 2026 che sta per iniziare.
Il Vangelo di questo tempo ci ripresenta il Bambino Gesù avvolto in fasce, adagiato nella mangiatoia, Maria e Giuseppe ed i pastori i quali, senza indugio, si precipitano nel luogo, vedono e riferiscono.
I pastori ascoltano il lieto annuncio, ascoltano il Vangelo possiamo dire, e senza dubitare percorrono la strada, di notte, spinti e guidati dal desiderio dell’incontro.
Ciò che ne consegue, lo abbiamo sentito, essi ritornano al loro lavoro lodando e glorificando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, e poi quasi un commento: com’era stato detto loro.
Questa povera gente, come tutti i poveri della Scrittura, sono per noi modello e parametro per confrontare la nostra fede.
Siamo disposti a lasciare per un momento il gregge delle nostre sicurezze per incamminarci, nella notte dei nostri dubbi, dei nostri timori ed incertezze, verso quanto costantemente ci viene proposto ed indicato? Credo non siano necessari altri interrogativi perché possiamo aprire la nostra mente, il nostro cuore all’incontro salvifico con il Signore e da qui tessere le trame di pace, concordia, amore in ogni ambiente – nessuno escluso- in cui saremo chiamati a mettere il timbro della nostra presenza.
Maria Santissima Madre di Dio, Regina della Pace, ci guidi, ci custodisca e benedica ogni istante del nuovo tempo che si apre davanti a noi, affinché sia sempre vissuto secondo il santo volere di Dio.

