Giornata del malato – celebrazione nella Cattedrale l’11 febbraio

Nella cattedrale di Terni, l’11 febbraio 2026, festa della Madonna di Lourdes, il vescovo Francesco Antonio Soddu ha presieduto la santa messa nella XXXIV giornata mondiale del malato, concelebrata dal direttore della pastorale diocesana della Salute padre Angelo Gatto, vicario generale della diocesi don Salvatore Ferdinandi, dal parroco della Cattedrale don Alessandro Rossini, con la partecipazione delle dame e barellieri dell’Unitalsi di Terni, Narni e Amelia, dei membri del Centro volontari della sofferenza, di alcuni malati e rappresentanti di infermieri e medici. Durante la celebrazione è stato impartito il sacramento dell’ unzione degli infermi.
“La compassione non comincia dai sentimenti, ma dal ritmo – ha detto il vescovo nell’omelia -. Prima ancora che un gesto, è un modo di abitare il tempo. Spesso non ci fermiamo perché temiamo di perdere tempo, ma in realtà perdiamo umanità. La vera compassione è quando smettiamo di voler “gestire” il dolore e scegliamo invece di abitarlo con l’altro. La guarigione più grande non è quella del corpo, ma quella della distanza. La parabola del Buon Samaritano non si conclude con un gesto solitario, ma con una consegna: il Samaritano non trattiene, ma coinvolge. La compassione, infatti, non è solo un’esperienza o una virtù individuale: è una responsabilità condivisa. Chi si è lasciato ferire dall’amore impara a generare comunione, coinvolge altri: la prossimità si fa Chiesa. L’albergo della parabola oggi non coincide con le strutture o le opere, ma con la disponibilità di molti a lasciarsi coinvolgere nella forma della comunione ecclesiale. Sono i volontari che prestano tempo e mani, i professionisti che esercitano la cura con assoluta competenza e in molti casi come vocazione, i ministri e i consacrati che testimoniano la prossimità di Dio in mezzo al dolore. Quante volte al capezzale di un malato si impara a sperare, quante volte stando vicino a chi soffre si impara a credere, quante volte chinandosi su chi nel bisogno si scopre l’amore”.

Elisabetta Lomoro