Il 24 marzo alle ore 21 nella chiesa di Santa Maria della Misericordia a Terni è stata celebrata la giornata dei Missionari Martiri, con la veglia di preghiera “Gente di primavera”, presieduta da don Leopoldo Sandor direttore del centro missionario diocesano.
Un ricordo dei 17 missionari uccisi nel corso del 2025, di cui 10 sacerdoti, 2 religiose, 2 seminaristi, 3 laici.
Il numero più elevato di operatori pastorali uccisi nel 2025 è in Africa, dove sono stati assassinati 10 missionari, nel Continente americano sono stati uccisi 4 missionari, in Asia 2, in Europa è stato ucciso un sacerdote. Il vero testimone è il “martire”, colui che dà la vita per Cristo, la prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù, l’esperienza di essere salvati da Lui che spinge ad amarlo sempre di più.
La veglia è stata scandita dai canti, dalla lettura del Vangelo e del martirologio in memoria degli uomini e donne uccisi nel mondo e portati ai piedi dell’altare dove è stata posta ua grande croce con i drappi colorati raffigurati i cinque continenti, un lumino acceso per ogni continente. Dossier Operatori pastorali uccisi 2025
Al termine della veglia è stata consegnata una croce colorata dai bambini del catechismo e autografata con il nome dell’autore a ricordare quanto un bambino pakistano ucciso in un attentato alla Chiesa cattolica aveva scritto sul proprio quaderno “rendere il mondo un posto migliore”. Un sogno che può diventare anche il sogno di ognuno che, guardando alla croce di Cristo, può impegnarsi a gettare nel mondo i semi di una nuova primavera di speranza, amore e pace.
La scelta della data per la giornata dei missionari martiri non è affatto casuale; il 24 marzo del 1980, infatti, mons. Oscar Romero veniva assassinato a San Salvador da militari suoi connazionali, fedeli al regime. La ragione del martirio del Santo de America era proprio la vicinanza agli ultimi, ai salvadoregni schiacciati da un sistema di protezione delle élites a guida del Paese, che operava soprusi sul popolo contadino e operaio. Durante la celebrazione della messa, dopo aver denunciato l’impiego di bambini nella mappatura dei campi minati, mentre elevava l’ostia della consacrazione, un colpo di fucile lo raggiunse alla vena giugulare. Il sicario, mandato dai leader politici al potere, aveva colpito la voce di chi, in quegli anni bui di El Salvador, non aveva voce.


















