La celebrazione della messa in Coena Domini, del giovedì santo, è stata presieduta dal vescovo Francesco Antonio Soddu all’interno della Casa Circondariale di Terni, un importante momento del triduo pasquale che viene celebrato dal vescovo nel carcere cittadino.
La messa è stata concelebrata da padre Domenico Campana cappellano della Casa Circondariale, da don Giuseppe Zen direttore della Caritas diocesana, alla presenza del direttore della Casa Circondariale Valerio Pappalardo, della vice direttrice Lucia Sberna, dei volontari, formatori e operatori all’interno del carcere.
Nel corso della celebrazione, vissuta con particolare intensità e raccoglimento dai detenuti, il vescovo ha ripetuto il gesto della lavanda dei piedi a dodici detenuti.
«Gesù con la sua morte e resurrezione – ha detto il vescovo ai detenuti – ci libera dalla schiavitù del peccato. Ci libera dal carcere più duro, che è quello che è nel nostro cuore. Per questo è importante valorizzare la propria vita che è preziosa per noi e per gli altri. In questa celebrazione ricordiamo l’istituzione dell’Eucaristia nell’ultima cena, Gesù dona se stesso, ed è l’inizio di qualcosa che coinvolge tutti che si traduce in amore e che si ripete sempre nel servizio vicendevole, la donazione della vita gli uni per gli altri. Chiediamo al Signore la capacità di essere disponibili ad accoglierlo nel nostro cuore e farlo entrare nella nostra esistenza».
Esprimendo la sua commozione nel ripetere il gesto della lavanda dei piedi ha ricordato come questo rappresenti «un gesto di profonda donazione, un gesto di amore. Gesù offre la sua vita per noi e insegna come vivere la vita, in questo gesto che mostra l’amore fraterno e che deve essere custodito ogni giorno, anche se costa sacrificio e impegno. Di gesti amore tutti abbiamo necessità, perché si possa rinascere a vita nuova».
Al termine al vescovo è stato donato dal direttore Pappalardo l’olio prodotto all’interno della Casa Circondariale.
Pasqua 2026 – celebrazione della messa in Coena Domini in carcere. Il vescovo ripete il gesto della lavanda dei piedi a dodici detenuti



















