Intervento al Comune di Terni nel giorno dell’insediamento in Diocesi

Signor Presidente della Regione Umbria,
Signor Prefetto,
Signor Sindaco di Terni e Presidente della Provincia,
Signor Questore,
gentili membri del Consiglio comunale,
Autorità civili e militari,
rappresentanti delle Forze dell’Ordine,
signore e signori,
desidero anzitutto rivolgere a ciascuno di voi il mio saluto più cordiale e il mio sincero ringraziamento per aver voluto essere presenti in questo momento che segna l’inizio del mio ministero episcopale nella Chiesa di Terni-Narni-Amelia.
Saluto con deferenza il Presidente della Regione Umbria e lo ringrazio per la sua presenza, che mi offre fin dal mio arrivo l’occasione di rivolgere un pensiero all’intera comunità regionale, della quale questa terra è parte viva e significativa.
Rivolgo un saluto particolare al Signor Prefetto, che rappresenta lo Stato in questo territorio, e desidero fin da ora esprimergli la mia disponibilità a un rapporto improntato al dialogo, alla leale collaborazione e all’attenzione condivisa verso le persone e le situazioni che maggiormente richiedono la cura delle istituzioni.
Saluto con altrettanto affetto il Sindaco di Terni, che ricopre anche la responsabilità di Presidente della Provincia, e attraverso di lui rivolgo il mio primo saluto alla città che da oggi diventa anche la mia città e alle comunità del territorio provinciale; lo ringrazio per l’accoglienza che mi viene riservata e auspico che, nel rispetto delle diverse responsabilità, possano sempre esserci tra la comunità ecclesiale e le istituzioni civili ascolto reciproco e collaborazione sincera nella ricerca del bene comune.
Un cordiale saluto rivolgo al Signor Questore e, attraverso di lui, a quanti sono quotidianamente impegnati nella tutela della sicurezza e della convivenza civile, un servizio spesso discreto, talvolta difficile e sempre carico di responsabilità nei confronti delle persone e della comunità.
Saluto i membri del Consiglio comunale, le altre Autorità civili e militari presenti, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle diverse istituzioni del territorio, esprimendo a tutti la mia gratitudine per questa accoglienza.
desidero anzitutto esprimere la mia sincera gratitudine per questo momento di accoglienza, che precede il mio ingresso nella Chiesa Cattedrale e l’inizio del ministero episcopale che mi è stato affidato.
Ho desiderato che uno dei primi momenti del mio ingresso fosse proprio l’incontro con le istituzioni. Non si tratta soltanto di un gesto di cortesia. Esso esprime una convinzione: pur nella distinzione dei ruoli, delle responsabilità e delle competenze, siamo chiamati, ciascuno nel proprio ambito, a servire le stesse persone e lo stesso territorio.
La Chiesa riconosce e rispetta pienamente la laicità delle istituzioni e l’autonomia propria della comunità civile. Allo stesso modo, credo che una laicità autentica non debba tradursi in distanza o indifferenza, ma possa costituire lo spazio nel quale identità diverse si incontrano, dialogano e collaborano, senza confusioni e senza reciproche invasioni di campo.
È con questo spirito che mi accingo a iniziare il mio servizio episcopale.
Da parte mia desidero assicurare disponibilità al dialogo, all’ascolto e alla collaborazione con tutte le istituzioni del territorio, ogni volta che sarà possibile lavorare insieme per il bene comune, soprattutto quando sono in gioco la dignità della persona, la tutela dei più fragili, il futuro dei giovani, la dignità del lavoro, la cura delle famiglie, l’accoglienza di chi vive situazioni di solitudine o di povertà e la costruzione di una convivenza pacifica e solidale.
Viviamo un tempo nel quale le nostre comunità sono attraversate da trasformazioni profonde. Accanto alle tante risorse e capacità presenti nel territorio, conosciamo anche le difficoltà di molte famiglie, le preoccupazioni per il lavoro, l’incertezza che accompagna tanti giovani, le nuove forme di povertà e di solitudine. Sono realtà davanti alle quali nessuna istituzione, da sola, può pensare di avere tutte le risposte.
Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Non per confondere responsabilità differenti, ma per imparare a riconoscere ciò che possiamo fare insieme.
Le istituzioni civili hanno responsabilità proprie e irrinunciabili. La Chiesa, da parte sua, non intende sostituirsi ad esse né rivendicare privilegi. Desidera essere presente con ciò che le appartiene: la vicinanza alle persone, l’ascolto delle sofferenze, la rete delle comunità parrocchiali, l’impegno educativo, la solidarietà e soprattutto quella visione dell’uomo che riconosce in ogni persona una dignità che non dipende dalla condizione sociale, dalla salute, dall’età, dalla provenienza o dalle possibilità economiche.
Su questo terreno credo possa nascere una collaborazione feconda. Il bene comune, infatti, non è semplicemente la somma degli interessi individuali. È la costruzione paziente delle condizioni che permettono a ogni persona di vivere dignitosamente e di partecipare alla vita della comunità. Esso richiede istituzioni credibili, cittadini responsabili, corpi sociali vivi e una cultura capace di mettere la persona prima degli interessi particolari.
Vorrei che il rapporto tra la Chiesa diocesana e le istituzioni di questo territorio fosse sempre caratterizzato da rispetto reciproco, lealtà, libertà e dialogo. Potremo talvolta avere sensibilità o valutazioni differenti. È naturale che sia così. La diversità, quando viene vissuta nel rispetto, non impoverisce il confronto: può renderlo più vero e più utile.
Ciò che non dovrebbe mai venir meno è la capacità di incontrarsi e di riconoscere, al di là delle differenze, la responsabilità comune verso le persone che ci sono affidate. Penso in particolare a chi rischia di non avere voce: ai poveri, agli anziani soli, alle persone ammalate o con disabilità, a chi ha perso il lavoro o teme di perderlo, alle famiglie che faticano, ai giovani che cercano ragioni per restare e costruire qui il proprio futuro, a quanti arrivano da altri Paesi e cercano una possibilità di integrazione e di vita dignitosa.
La qualità di una comunità si misura anche dalla capacità di non lasciare indietro nessuno.
Per questo auspico che possiamo incontrarci non soltanto nelle occasioni ufficiali, ma anche quando sarà necessario affrontare insieme questioni concrete che riguardano la vita della nostra gente. Vorrei trovare nelle istituzioni interlocutori disponibili e, nello stesso tempo, desidero che le istituzioni possano trovare nella Chiesa diocesana un interlocutore leale, libero e disponibile al confronto.
Entro oggi in questa città e in questa terra con il desiderio anzitutto di conoscerle. Avrò bisogno di ascoltare molto: ascoltare le comunità, le istituzioni, il mondo del lavoro, della scuola e della cultura, le associazioni, le realtà sociali e del volontariato; ascoltare soprattutto le persone e le loro attese.
Un Vescovo non arriva in una terra con soluzioni già preparate. Entra in una storia che lo precede, la accoglie con rispetto e comincia a camminare insieme agli uomini e alle donne che la abitano.
È questo il mio desiderio per Terni e per l’intera Diocesi: camminare insieme, ciascuno secondo la propria responsabilità, contribuendo a edificare una società nella quale la persona sia sempre al centro, la dignità umana sia custodita, le differenze siano rispettate, i più deboli siano protetti e nessuno venga considerato inutile o marginale.
Con questo spirito, mentre mi preparo a raggiungere la Cattedrale per iniziare il mio ministero pastorale, desidero rinnovare a tutti voi il mio grazie.
Vi assicuro fin da oggi la mia disponibilità e la mia collaborazione, nel pieno rispetto dei ruoli di ciascuno. Che il nostro comune servizio possa contribuire a rendere questa terra sempre più capace di custodire la dignità di ogni persona, di creare legami, di generare speranza e di offrire soprattutto alle nuove generazioni ragioni per guardare con fiducia al futuro.
È l’augurio che rivolgo a voi e l’impegno che, per quanto mi compete, assumo oggi davanti a questa comunità.
Grazie di cuore.