In una gremita cattedrale di Santa Maria Assunta, nel pomeriggio del 24 ottobre, il vescovo Alfonso Raimo ha preso possesso della Diocesi di Terni-Narni-Amelia ed iniziato il ministero pastorale, alla presenza del Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino l’arcivescovo Edgar Peña Parra.
La liturgia ha avuto inizio sulla porta della Cattedrale con il rituale del bacio del Crocifisso, la preghiera presso la cappella del Santissimo Sacramento, la lettura del decreto di nomina e l’insediamento alla cattedra, dove alcuni rappresentanti del clero, religiosi e religiose e rappresentanti del laicato rendono omaggio al nuovo Vescovo. I tanti fedeli presenti hanno salutato con gioia il novantatresimo Pastore della diocesi.
Hanno preso parte al solenne rito il cardinale Gualtiero Bassetti che ha concelebrato la solenne eucaristia, l’arcivescovo di Salerno mons. Andrea Bellandi, mons. Antonio De Luca Vescovo di Teggiano-Policastro, mons. Marco Salvi Vescovo di Civita Castellana, Mons. Ivan Maffeis Arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve, mons. Luciano Paolucci Bedini Vescovo di Gubbio e di Città di Castello, mons. Gualtiero Sigismondi Vescovo di Orvieto-Todi, mons.Domenico Sorrentino Vescovo emerito di Assisi-Nocera Umbra, Fra Marco Vianelli ofm Ministro Provinciale OFM, circa 90 Presbiteri e Diaconi, familiari e corregionali del vescovo Raimo, autorità civili e militari, i Sindaci dei Comuni della diocesi di Terni-Narni-Amelia.
Hanno partecipato alla liturgia le autorità civili e militari del territorio tra cui il prefetto Antonietta Orlando, il questore vicario Paolo Guiso, l’on Raffaele Nevi, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il sindaco di Terni Stefano Bandecchi e i sindaci dei comuni della diocesi, i consiglieri regionali, e assessori del Comune di Terni..
Ha animato la liturgia la corale della Diocesi e studenti del liceo musicale Angeloni di Terni, diretta da don Sergio Rossini.
Numerosi sono stati i partecipanti, anche ospiti provenienti dalla diocesi di Salerno e dalla parrocchia di Eboli dove mons. Raimo ha svolto per anni il ministero sacerdotale, dal paese natale del Vescovo e da altre zone della Campania.
Nell’omelia mons. Raimo ha ricordato il prossimo anniversario della dedicazione della Cattedrale di Terni: «Un momento di grazia che il Signore ci dona di vivere insieme e che ci ricorda che tutti siamo pietre vive di un unico edificio spirituale. È dentro questa Chiesa, e non al di sopra di essa, che oggi vengo a prendere posto per camminare con voi e servire con voi il Signore. Le pietre di questa Cattedrale raccontano una storia secolare, hanno attraversato guerre e tempi di pace, hanno visto succedersi generazioni di fedeli, di sacerdoti e di vescovi, ma la loro vera grandezza non consiste nell’avere resistito al tempo. La loro vera grandezza è quella di continuare a ricordarci che Dio non smette mai di radunare il suo popolo. Le pietre della Cattedrale rimandano sempre a noi, a quelle «pietre vive» e ci interrogano su quale edificio stiamo costruendo con la nostra vita e su quale volto di Chiesa stiamo consegnando alle nuove generazioni».
Nella comunione il segno distintivo delle parole del Vescovo che ha evidenziato la necessità e l’importanza delle relazioni e della condivisione: «Viviamo in una società nella quale tutto sembra spingere verso la frammentazione. Le relazioni si fanno più fragili, le differenze diventano facilmente contrapposizioni, le parole dividono, i giudizi sono spesso più rapidi dell’ascolto e ciascuno rischia di rinchiudersi nel proprio punto di vista. Questa mentalità può insinuarsi anche nella vita ecclesiale, quando ci sentiamo più appartenenti al nostro gruppo che alla Chiesa, più legati a una sensibilità che al Vangelo, più preoccupati di difendere le nostre idee che di custodire la comunione. Sarebbe un paradosso, perché la Chiesa nasce dall’Eucaristia, sacramento dell’unità. Non possiamo spezzare l’unico Pane e poi accettare che il nostro cuore si divida».
La comunione, dunque, non nasce semplicemente dallo stare insieme o dalla buona volontà di andare tutti d’accordo. Ha una sorgente molto più profonda. Nasce dall’amore di Dio e diventa vera nell’amore del prossimo. Il primo comandamento custodisce il secondo e il secondo verifica la verità del primo. L’amore verso Dio impedisce all’amore per il prossimo di ridursi a sentimento, simpatia o emozione; l’amore verso il prossimo impedisce alla fede in Dio di diventare una religiosità chiusa, incapace di lasciarsi raggiungere dalla vita e dalle ferite degli uomini».
LE DIFFICOLTA’ DEL NOSTRO TEMPO RENDONO STRANIERI GLI UNI CON GLI ALTRI
«Straniero è certamente chi viene da un altro Paese, chi porta con sé una lingua, una cultura e una storia diverse dalle nostre. Ma straniero può diventare chiunque percepiamo come distante: chi pensa diversamente, chi appartiene a un’altra generazione, chi conduce una vita che facciamo fatica a comprendere. E può sentirsi straniero anche chi ci vive accanto: un giovane che non trova il proprio posto, un anziano che si sente inutile, una famiglia che attraversa una sofferenza nascosta, una persona che si è allontanata dalla comunità cristiana e non sa più come ritornarvi. L’amore del quale parla Gesù, dunque, non è epidermico o passionale, affidato alla mutevolezza dei sentimenti. Nasce dall’amore di Dio e dalla consapevolezza di essere stati amati da Lui per primi. Solo questo amore ci rende capaci di avvicinarci anche a chi è diverso da noi, di compiere il primo passo, di perdonare quando costa, di ricostruire quando qualcosa si è spezzato».
Soffermandosi sulla chiesa madre della Diocesi, la Cattedrale che è stata ferita dalla guerra e ricostruita, indica un segno di rinascita e di speranza che «ciò che è stato ferito possa essere curato, che ciò che è diviso possa essere riconciliato, che ciò che è lontano possa essere nuovamente avvicinato, che dalle macerie sia sempre possibile ricominciare. La speranza cristiana nasce quando, proprio davanti alle macerie, qualcuno trova ancora la forza di raccogliere una pietra e ricominciare a costruire.
Essa ci ricorda anche che la comunione non è mai qualcosa di già compiuto. La comunione si costruisce ogni giorno. Talvolta deve essere ricostruita. Richiede pazienza, ascolto, perdono, capacità di attendere i tempi dell’altro e soprattutto la disponibilità a rinunciare alla pretesa che tutto debba corrispondere alle nostre attese.
Guardiamola come una scuola di comunione. Ogni volta che vi entriamo, essa ci ricorda chi siamo. Ci ricorda che non siamo cristiani da soli, ma insieme; che non siamo chiamati a seguire un’idea, ma una Persona; che non apparteniamo a noi stessi, ma a quel popolo che il Signore continua a radunare e che non si stanca di raccogliere ciò che è disperso, di avvicinare ciò che è lontano e di ricostruire ciò che è stato ferito».
L’invito infine «di diventare nelle nostre Chiese, uomini e donne che raccolgono e non disperdono, che avvicinano e non allontanano, che costruiscono e non distruggono; uomini e donne che, amando Dio con tutto il cuore, imparano ogni giorno a riconoscere nell’altro non uno straniero da temere, ma un prossimo da amare».
Prima della celebrazione ha incontrato le autorità civili presso la sala consiliare del Comune di Terni dove salutando i presenti ha espresso l’auspicio che il rapporto tra la Chiesa diocesana e le istituzioni di questo territorio fosse sempre caratterizzato da rispetto reciproco, lealtà, libertà e dialogo. non dovrebbe mai venir meno è la capacità di incontrarsi e di riconoscere, al di là delle differenze, la responsabilità comune verso le persone che ci sono affidate».
Una chiesa nell’oggi chiamata a condividere le condizioni concrete nelle quali vivono gli uomini e le donne di questo territorio «Non possiamo rimanere estranei alle difficoltà delle famiglie, alle incertezze del lavoro, alle attese delle nuove generazioni, alla solitudine di tanti anziani, alle condizioni di chi vive nella povertà o sperimenta forme diverse di esclusione. Per questo siamo chiamati a dialogare, a collaborare con quanti operano per il bene comune, a difendere la dignità di ogni essere umano e a testimoniare, con le parole e con le opere, la speranza cristiana».
Il servizio d’ordine e accoglienza è stato svolto dai volontari delle associazioni cattoliche diocesane, Comunità Neocatecumenale di Terni, Società San Vincenzo De’ Paoli di Narni, Scout d’Europa di Terni, Scout Agesci di Terni
Cattedrale – Inizio del ministero del vescovo Alfonso Raimo «Oggi vengo a prendere posto per camminare con voi e servire con voi il Signore».
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