Carissimi fratelli e sorelle,
ieri sera, nella Cattedrale di Terni, ho iniziato solennemente il mio ministero episcopale nella Chiesa di Terni-Narni-Amelia. Questa mattina ho incontrato la comunità di Narni e ora, mentre si conclude questa prima domenica del mio ministero tra voi, sono lieto di essere qui, nella Concattedrale di Amelia, per celebrare insieme l’Eucaristia e condividere la gioia di questo primo incontro.
In queste ore sto compiendo un piccolo pellegrinaggio attraverso la Chiesa che mi è stata affidata. Un pellegrinaggio che mi permette di comprendere come dietro i nomi di Terni, Narni e Amelia ci siano storie, tradizioni, comunità e soprattutto persone, che da oggi entrano nella mia vita e nella mia preghiera di Vescovo. Sono venuto tra voi con sentimenti di gratitudine e di rispetto, consapevole di entrare in una storia che mi precede e nella quale il Signore ha già operato attraverso la fede e la testimonianza di tante generazioni.
Questa antica Concattedrale, dedicata a santa Fermina, ci ricorda quanto siano profonde le radici cristiane di Amelia. La memoria della giovane martire, insieme a quella di sant’Olimpiade, appartiene al patrimonio spirituale di questa terra e continua a parlare alla nostra vita ecclesiale. La storia della Chiesa amerina attraversa molti secoli. È una storia fatta di pastori, di sacerdoti, di comunità religiose e soprattutto di uomini e donne che hanno custodito e trasmesso la fede, spesso attraverso la semplicità della vita quotidiana. Oggi siamo noi a ricevere questa eredità. Non per conservarla come un ricordo del passato, ma perché continui a generare fede, speranza e carità.
E quando penso ad Amelia, il mio sguardo si allarga alle tante comunità del territorio: ai piccoli centri, alle frazioni, ai paesi della Valle Teverina, ciascuno con le proprie tradizioni, con la propria memoria religiosa e con un’identità che merita di essere custodita. Sono realtà che portano una ricchezza umana e spirituale preziosa, ma che conoscono anche le difficoltà del nostro tempo: l’invecchiamento della popolazione, la partenza dei giovani, le preoccupazioni delle famiglie, la solitudine di tanti anziani e la fatica di mantenere viva la vita comunitaria nei centri più piccoli.
La Chiesa è chiamata ad abitare queste situazioni con discrezione e vicinanza, senza pretendere di avere una risposta immediata a ogni problema, ma offrendo quella presenza fraterna che nasce dal Vangelo.
In questo primo incontro desidero anche esprimere la mia gratitudine per il cammino ecclesiale che Amelia ha compiuto insieme a Terni e Narni. Sono trascorsi quarant’anni dalla piena unione delle tre diocesi, avvenuta nel 1986. Quarant’anni nei quali, grazie al ministero dei Vescovi che mi hanno preceduto, alla dedizione dei sacerdoti e alla partecipazione delle comunità, si è consolidata una comunione pastorale che oggi costituisce un patrimonio prezioso della nostra Chiesa. Non vengo dunque a costruire una comunione che ancora non esiste. Vengo a condividere e a servire una comunione già vissuta, nella quale ciascuna delle tre antiche Chiese ha conservato la propria storia e la propria identità.
Amelia non ha bisogno di rinunciare a nulla della propria ricchezza per sentirsi pienamente parte della diocesi. Al contrario, proprio la sua storia, le sue tradizioni, la testimonianza dei suoi santi e la vitalità delle sue comunità costituiscono un dono per tutti. In questa ricchezza spirituale desidero ricordare anche una figura particolarmente cara alla comunità amerina: il Servo di Dio mons. Vincenzo Lojali, Vescovo di Amelia, le cui spoglie riposano in questa Concattedrale. La sua memoria è ancora viva nell’affetto e nella riconoscenza di questa Chiesa, che ne custodisce la testimonianza di fede e di dedizione pastorale. Nel ricordarlo oggi, desidero rendere omaggio non soltanto alla sua persona, ma anche a quella storia di santità vissuta e di generoso servizio che continua ad accompagnare il cammino della comunità amerina. È una memoria preziosa che appartiene ad Amelia e, nello stesso tempo, arricchisce l’intera nostra Chiesa diocesana.
Questa è la bellezza della comunione ecclesiale: non rendere tutti uguali, ma riconoscere che la diversità dei doni arricchisce l’unica Chiesa di Cristo. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato oggi ci riporta al fondamento di questa comunione. A Gesù viene chiesto quale sia il più grande comandamento. La sua risposta raccoglie tutta la Legge e i Profeti nell’amore di Dio e nell’amore del prossimo. Sono due comandamenti inseparabili, che costituiscono anche il criterio fondamentale della nostra vita pastorale. Ogni iniziativa, ogni progetto, ogni attività delle nostre comunità trova il suo significato più profondo quando aiuta le persone a incontrare il Signore e a vivere concretamente l’amore fraterno.
La prima lettura ci ricorda che questo amore non può rimanere soltanto nelle intenzioni. Dio chiede al suo popolo di avere cura del forestiero, della vedova, dell’orfano e del povero. Anche oggi, nelle nostre città e nei nostri paesi, ci sono persone che attendono una presenza, una parola, un gesto di vicinanza. Penso agli anziani soli, alle famiglie che vivono difficoltà economiche, ai malati, a chi ha perso il lavoro, ai giovani che faticano a immaginare il proprio futuro.
La nostra Chiesa conosce già tante esperienze di carità e di solidarietà. Penso alle iniziative delle parrocchie, al volontariato e anche alla significativa esperienza della Comunità Incontro di Molino Silla, che da molti anni accompagna persone segnate dalla dipendenza e da situazioni di fragilità. Sono testimonianze che meritano gratitudine e incoraggiamento, perché rendono visibile l’amore di Cristo attraverso la concretezza del servizio.
Accanto alla carità, sentiamo la responsabilità di trasmettere la fede alle nuove generazioni. È una delle sfide più importanti del nostro tempo. Molti ragazzi e giovani crescono in un contesto nel quale la proposta cristiana non è più un riferimento abituale. Non dobbiamo limitarci a lamentare questa situazione, ma cercare nuove occasioni di incontro, di ascolto e di testimonianza.
Anche le nostre tradizioni religiose possono offrire un contributo prezioso. La devozione a santa Fermina, le feste patronali e le espressioni della pietà popolare continuano a custodire un legame profondo tra la fede e la vita delle comunità. Il nostro compito è accompagnare questa ricchezza perché non rimanga soltanto memoria, ma diventi occasione di incontro con Cristo, soprattutto per le nuove generazioni.
Carissimi fratelli e sorelle, questa sera non sono venuto a presentarvi un programma pastorale. Sono venuto anzitutto per incontrarvi e per dirvi che desidero condividere il cammino di questa Chiesa. Avrò bisogno di tempo per conoscere le vostre comunità, le loro tradizioni, le esperienze pastorali e le difficoltà che incontrano. Vorrei poter visitare le parrocchie, incontrare le famiglie, ascoltare i giovani, conoscere chi opera nella scuola, nel lavoro, nel volontariato e nelle istituzioni civili.
E vorrei che la presenza del Vescovo non fosse legata soltanto alle occasioni solenni, ma diventasse progressivamente una presenza familiare, capace di condividere la vita ordinaria delle comunità. Per questo vi chiedo di accompagnarmi con la vostra preghiera, con la vostra collaborazione e anche con la sincerità di chi desidera il bene della propria Chiesa. Abbiamo alle spalle una storia ricca, un cammino pastorale consolidato e tante esperienze di fede e di servizio. È da questa realtà che desidero partire, con gratitudine per ciò che abbiamo ricevuto e con fiducia verso ciò che il Signore continuerà a donarci.
Questa sera, davanti a santa Fermina, affido al Signore la Chiesa di Amelia, le sue comunità, i sacerdoti, le famiglie, i giovani, gli anziani e tutte le persone che abitano questa terra. Affido alla vostra preghiera anche il mio ministero, perché sappia esercitarlo con umiltà, prudenza e carità, senza dimenticare che il Vescovo è chiamato anzitutto a servire il popolo che gli è stato affidato. Santa Fermina ci accompagni con la sua intercessione e ci insegni quella fermezza nella fede che non diventa chiusura, ma fedeltà a Cristo e disponibilità a testimoniare il suo amore. E il Signore conceda alla nostra Chiesa di Terni-Narni-Amelia di continuare a vivere nella comunione, custodendo la ricchezza delle proprie storie e delle proprie tradizioni, perché insieme possiamo essere, nelle nostre città e nei nostri paesi, una presenza viva e credibile del Vangelo.
- Home
- Vescovo
- Diocesi
- Vescovi di Terni
- Vescovi di Narni
- Vescovi di Amelia
- San Valentino patrono di Terni
- San Giovenale patrono di Narni
- Santa Fermina patrona di Amelia
- Cattedrale Santa Maria Assunta Terni
- Concattedrale San Giovenale Narni
- Concattedrale Santa Firmina Amelia
- Papi e cardinali legati alla diocesi
- Visite dei Pontefici a Terni
- Foranie
- Comunità pastorali istituite
- Confraternite
- Basiliche e santuari
- Curia
- Segreteria del Vescovo
- Cancelleria – Ufficio matrimoni
- Tribunale ecclesiastico diocesano
- Uffici Amministrativi
- Uffici pastorali
- Ufficio Catechistico
- Ufficio Liturgico
- Uffici Caritas diocesana
- Ufficio di pastorale familiare
- Ufficio Beni Culturali ecclesiastici
- Ufficio Comunicazioni Sociali e Ufficio Stampa
- Ufficio per l’ecumenismo e dialogo interreligioso
- Centro diocesano Vocazioni
- Ufficio pastorale giovanile
- Ufficio problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace
- Ufficio per la Cooperazione missionaria tra le Chiese
- Ufficio per la pastorale della Salute
- Servizio per l’insegnamento della Religione Cattolica
- Ufficio per la Promozione del sostegno economico alla Chiesa
- Istituto diocesano sostentamento del clero
- Progetto Policoro
- Archivi
- Consiglio Pastorale Diocesano 2023-2028
- Consiglio presbiterale e collegio del consultori
- Consiglio affari economici
- Comitato scientifico San Valentino
- Parrocchie
- Clero
- Multimedia
- Documenti
- Contatti
