Saluto conclusivo celebrazione eucaristica per l’inizio del ministero pastorale 24 ottobre 2026

Carissimi fratelli e sorelle,
al termine di questa celebrazione desidero anzitutto esprimere la mia gratitudine. Lo faccio con la consapevolezza di vivere un momento particolarmente importante del mio cammino e di assumere una responsabilità che mi supera, ma che accolgo con fiducia, confidando nella grazia del Signore e nella comunione della Chiesa.
Il mio primo pensiero riconoscente va al Santo Padre Leone XIV, che ha voluto affidarmi la cura pastorale della Chiesa di Terni-Narni-Amelia. Lo ringrazio per la fiducia che ha riposto in me, nonostante i limiti che conosco e che accompagnano la mia vita. Accolgo questa chiamata nell’obbedienza della fede, consapevole che il ministero episcopale non è un compito che ci si attribuisce, ma un servizio che si riceve e al quale si risponde affidandosi alla grazia di Dio.
Saluto con particolare deferenza e gratitudine Sua Eccellenza Mons. Peña Parra, Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, che ha voluto essere presente a questa celebrazione. Attraverso di Lei, Eccellenza, desidero rinnovare al Santo Padre la mia gratitudine, la mia comunione e il mio affetto filiale.
Un ringraziamento sincero rivolgo a don Matteo Antonelli, Amministratore diocesano, che in questi mesi ha accompagnato la vita della diocesi con disponibilità e senso di responsabilità, assicurando la continuità del cammino pastorale nel tempo dell’attesa.
Saluto fraternamente i confratelli Vescovi che hanno voluto condividere con me e con questa comunità diocesana la gioia della celebrazione odierna. La vostra presenza è un segno concreto della comunione episcopale e mi ricorda che nessun Vescovo esercita il proprio ministero isolatamente, ma nella comunione con il Successore di Pietro e con gli altri Vescovi.
Un saluto particolarmente cordiale rivolgo ai sacerdoti della diocesi, primi collaboratori del ministero episcopale, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose e a tutte le persone consacrate. Conosco l’importanza del vostro servizio e le responsabilità che quotidianamente sostenete. Desidero costruire con voi rapporti di fiducia, di collaborazione e di autentica fraternità, nella comune missione di annunciare il Vangelo e di prenderci cura del Popolo di Dio.
Permettetemi ora un ringraziamento che riguarda una parte particolarmente cara della mia vita. Desidero salutare mia madre che, a centouno anni, ha voluto essere presente anche in questa circostanza. La sua presenza mi riporta alle origini della mia storia, alla famiglia nella quale sono cresciuto e nella quale ho ricevuto i primi insegnamenti umani e cristiani. In una giornata come questa, poterla avere accanto è per me motivo di profonda gratitudine. In lei riconosco anche il valore di quei legami familiari che accompagnano la vita e che rimangono un riferimento prezioso nel succedersi degli anni e delle responsabilità.
Ringrazio le autorità civili e militari, i rappresentanti delle istituzioni, delle comunità cristiane e delle altre confessioni e tradizioni religiose. La vostra presenza è un segno di attenzione che accolgo con riconoscenza e che considero un incoraggiamento a proseguire in un rapporto di dialogo e di collaborazione, nel rispetto delle diverse responsabilità e nella comune ricerca del bene delle persone e del territorio.
Un ringraziamento particolarmente affettuoso rivolgo a quanti sono venuti da lontano per partecipare a questa celebrazione. Rivedo tra voi tanti volti familiari, persone con le quali ho condiviso anni di vita, esperienze di fede, responsabilità pastorali, momenti lieti e circostanze difficili. La vostra presenza mi ricorda che nessuno giunge da solo a una nuova tappa della propria vita: ciascuno porta con sé la ricchezza degli incontri, delle amicizie e delle esperienze attraverso le quali il Signore lo ha accompagnato e formato.
E infine un grazie particolare a tutti voi, fedeli della Chiesa di Terni-Narni-Amelia, che oggi accogliete il vostro nuovo Vescovo. Saluto le famiglie, i giovani, gli anziani, le associazioni, i movimenti e tutte le realtà ecclesiali. Saluto con particolare cordialità anche i fedeli e i rappresentanti delle comunità di Narni e di Amelia, che insieme con Terni e con tutte le altre comunità del territorio costituiscono l’unica Chiesa diocesana, nella ricchezza delle rispettive storie e tradizioni.
A tutti voi, davvero, grazie.
Oggi entro in una Chiesa che non comincia con me. Una Chiesa che ha una storia antica, attraversata da generazioni di credenti, dalla testimonianza di tanti pastori, sacerdoti, consacrati e laici, e che continua a vivere nella fede e nell’impegno delle sue comunità. È una storia che desidero conoscere e rispettare, perché custodisce un patrimonio umano e spirituale che non appartiene soltanto al passato, ma continua a esprimersi nella vita delle parrocchie, nella celebrazione dei sacramenti, nelle opere di carità e nella testimonianza quotidiana di tante persone.
Questa storia ecclesiale è profondamente intrecciata con quella del territorio. Terni, Narni e Amelia, con le loro città, i paesi e le numerose comunità, custodiscono tradizioni e sensibilità differenti. La vita della Chiesa si è sviluppata dentro questa realtà, condividendone le trasformazioni, le difficoltà e le speranze. Non possiamo comprendere pienamente la nostra diocesi senza conoscere la vita delle famiglie, la cultura, il mondo del lavoro e le condizioni concrete nelle quali vivono le persone. È in questa Chiesa e in questa terra che oggi sono chiamato a inserirmi come Vescovo. Non per iniziare una storia nuova, ma per assumere, insieme con voi, la responsabilità di proseguire un cammino che altri hanno preparato e che il Signore continua ad accompagnare.
Non ritengo che questo sia il momento di presentare programmi o di indicare priorità pastorali. Ogni scelta dovrà maturare attraverso la conoscenza della diocesi, l’ascolto delle comunità e il discernimento condiviso. So che molto è stato fatto e che molto è già in cammino. Desidero conoscere questo lavoro, valorizzarlo e contribuire, secondo la responsabilità che mi è affidata, a orientarlo verso le esigenze della missione che oggi ci attende.
Mi sono particolarmente vicine alcune parole che Papa Leone XIV ha recentemente rivolto ai Vescovi dell’America Latina e dei Caraibi. Riflettendo sull’ingresso del Vescovo nella sua cattedrale, il Santo Padre ricorda che egli entra in una comunità che lo precede, in una storia nella quale lo Spirito Santo è già all’opera. E aggiunge che vi sono situazioni della vita diocesana che difficilmente possono essere conosciute rimanendo in un ufficio: il Vescovo deve andare incontro alle comunità, ascoltare il suo popolo e raggiungere anche quanti, per ragioni diverse, restano ai margini della vita ecclesiale.
Accolgo queste parole come un orientamento preciso per il mio ministero. Desidero conoscere le nostre parrocchie, incontrare i sacerdoti e i diaconi, le comunità religiose, le famiglie, i giovani, gli anziani, gli ammalati e quanti vivono situazioni di difficoltà. Desidero incontrare anche coloro che si sono allontanati dalla vita della Chiesa o che guardano ad essa con interrogativi e riserve. E considero importante il confronto con il mondo della scuola, della cultura, del lavoro e con le istituzioni che operano nel nostro territorio.
Desidero inserirmi pienamente nel cammino della Chiesa di Terni-Narni-Amelia, un cammino che appartiene all’intero Popolo di Dio, nel quale ciascuno, secondo la propria vocazione e responsabilità, è chiamato a contribuire alla vita e alla missione della comunità ecclesiale. Il ministero del Vescovo è posto a servizio di questa comunione, per custodirla e orientarla costantemente verso Cristo. Ma la comunione ecclesiale non può esaurirsi nella vita interna delle nostre comunità. La Chiesa è chiamata a condividere le condizioni concrete nelle quali vivono gli uomini e le donne di questo territorio, a riconoscere le trasformazioni che lo attraversano e a offrire il contributo che le deriva dal Vangelo.
Non possiamo rimanere estranei alle difficoltà delle famiglie, alle incertezze del lavoro, alle attese delle nuove generazioni, alla solitudine di tanti anziani, alle condizioni di chi vive nella povertà o sperimenta forme diverse di esclusione. La nostra presenza nella società non nasce dalla pretesa di avere una risposta immediata a ogni problema, ma dalla fedeltà a Cristo e dalla convinzione che l’annuncio del Vangelo riguarda la vita intera della persona. Per questo siamo chiamati a dialogare, a collaborare con quanti operano per il bene comune, a difendere la dignità di ogni essere umano e a testimoniare, con le parole e con le opere, la speranza cristiana.
Sarà importante custodire quanto di buono questa Chiesa ha maturato nel tempo, ma anche interrogarci con libertà su ciò che oggi domanda di essere rinnovato. La fedeltà alla nostra storia non consiste nel ripetere semplicemente ciò che è stato fatto, ma nel riconoscere ciò che lo Spirito continua a chiedere alla Chiesa nelle circostanze presenti.
Abbiamo bisogno di comunità nelle quali si coltivino la fede, la preghiera, la fraternità e la corresponsabilità, ma anche di comunità capaci di incontrare le persone là dove vivono, annunciando il Vangelo con un linguaggio comprensibile, senza attenuarne le esigenze e senza perdere la disponibilità al dialogo. La comunione e la missione non sono due compiti separati: una comunità autenticamente unita è chiamata ad aprirsi agli altri, e ogni autentica azione missionaria deve trovare nella comunione ecclesiale il proprio fondamento.
In questo servizio porto con me un’altra indicazione di Papa Leone XIV, che considero particolarmente significativa. Il Santo Padre ricorda ai Vescovi che, prima di essere pastori, siamo discepoli; prima di presiedere il Popolo di Dio, siamo battezzati insieme con esso; e che chi annuncia la misericordia deve riconoscere di averne egli stesso continuamente bisogno. Ricorda inoltre che, prima di rivolgersi al suo popolo, il Vescovo è condotto dalla liturgia al silenzio e all’adorazione, perché i Vescovi passano, mentre Cristo rimane. È una verità essenziale. Il Vescovo non è il centro della vita della Chiesa e non ne è il proprietario. È chiamato a custodire la fede apostolica, a presiedere nella carità, a confermare i fratelli e a promuovere la comunione, sapendo che la Chiesa appartiene a Cristo e che soltanto in Lui trova il fondamento della propria unità e della propria missione. Per questo vi chiedo di accompagnare il mio ministero con la preghiera, ma anche con la collaborazione sincera, con il consiglio e con quella franchezza che deve caratterizzare le relazioni all’interno della comunità cristiana.
Papa Leone XIV, concludendo la sua lettera, invoca per i pastori la grazia di «conoscere, servire e amare» le Chiese loro affidate. Sono tre parole che oggi accolgo come una consegna per il ministero che inizia.
Conoscere questa Chiesa, la sua storia, le sue comunità, le persone che la compongono, le sue risorse e le sue difficoltà, attraverso una presenza reale e costante nella vita della diocesi.
Servirla, esercitando con responsabilità il ministero che mi è stato affidato, custodendo la comunione, sostenendo l’opera di quanti già vi lavorano con generosità e assumendo, quando sarà necessario, anche il peso delle decisioni che competono al Vescovo.
Amarla, con quella carità pastorale che non è semplice sentimento, ma dedizione quotidiana, disponibilità a condividere le fatiche del popolo affidato alle proprie cure e fedeltà anche nei momenti in cui il servizio diventa più esigente.
Carissimi fratelli e sorelle, con questi sentimenti inizio oggi il mio ministero episcopale nella Chiesa di Terni-Narni-Amelia. Desidero condividere il cammino che questa comunità ha già intrapreso, contribuire a custodirne l’unità e accompagnarla nelle scelte che il Signore ci chiederà di compiere. A Lui affido il mio ministero e il cammino che oggi iniziamo insieme. Gli chiedo la sapienza necessaria per discernere, la libertà interiore per decidere, l’umiltà per riconoscere i miei limiti e la carità pastorale per servire fedelmente il popolo che mi è stato affidato. La storia di questa Chiesa continua. Da oggi sono chiamato a condividerne il cammino e a servirla come suo Vescovo.