Amelia – 60° anniversario del Transito del Servo di Dio mons. Vincenzo Lojali

Nel 60° del Transito del Servo di Dio mons. Vincenzo Lojali, Vescovo di Amelia, il 14 marzo 2026 alle 17 nella concattedrale di Amelia si terrà la solenne concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Gian Franco Saba, Arcivescovo e Ordinario Militare d’Italia. Il Comitato vicariale per la Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Mons. Lojali in questa giornata dedicata a “Un Pastore della nostra terra verso gli onori dell’altare” fa memoria dell’uomo che ha servito con onore la Patria negli anni della Prima Guerra Mondiale e del Pastore, che, con il ministero sacerdotale ed episcopale, ha tanto amato questa terra donandosi fino alla totale consumazione.
Il 14 marzo alle ore 16.30 Piazza Vincenzo Lojali ci sarà l’accoglienza delle autorità religiose, civili e militari da parte del Gruppo Sbandieratori e musici Città di Amelia, alle 17.00 Solenne Concelebrazione Eucaristica e i Sindaci dei Comuni della Vicaria accenderanno le lampade votive sulla tomba del Servo di Dio.
A seguire Concerto della “Banda dell’Arma Trasporti e Materiali” dell’Esercito Italiano.

Mons. Vincenzo Lojali nasce ad Attigliano (TR) da Anselmo e Maria Costantini il 1 settembre 1894, secondogenito di tre figli.
Il sano ambiente familiare e le attenzioni educative dell’arciprete don Colombano contribuiscono al sorgere della vocazione sacerdotale.
Il 13 gennaio 1905 varca la soglia del Seminario vescovile di Amelia per compiere gli studi ginnasiali. Fin dai primi anni è aggregato come novizio e come professo al Terz’ Ordine Francescano nel Convento dei Cappuccini, i quali svolgono il ministero di confessori ai seminaristi nel periodo estivo. Aderisce anche alla Milizia Angelica con lo scopo di perseguire la castità sotto la protezione di S. Tommaso d’Aquino e della Vergine Maria.
Prosegue gli studi per la maturità classica al Collegio Leoniano di Roma e in seguito al Seminario di Arezzo. Lo scoppio della grande guerra lo porta al fronte: un lungo periodo trascorso con sorprendente serenità tra la fame, il fango e la morte sempre davanti. Trova il tempo per la preghiera, la meditazione, la partecipazione ai sacramenti e a intessere un costante rapporto epistolare con il suo Vescovo, tuttavia l’ambiente militare e il cursus honorum raggiunto suscitano in lui una riflessione sul futuro della sua vita. Mentre è in servizio in Val Camonica e medita il Vangelo di Giovanni (cap. 15,16), percepisce in modo inequivocabile l’invito del Divino Maestro che lo chiama a divenire suo sacerdote.
Torna dalla guerra congedato con il grado di capitano, con due encomi solenni, con due medaglie d’argento e una di bronzo al valor militare, claudicante a causa di gravi ferite, ma salvo “per intercessione di Maria”.
Alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore è ordinato sacerdote per le mani del Card. Pompili, il 22 dicembre dell’anno 1923. Conseguita a pieni voti la laurea in teologia, torna in diocesi divenendo Rettore del Seminario amerino e guida spirituale dell’ Orfanotrofio femminile S. Angelo. Resta a vivere in Seminario anche da vescovo, alternando l’insegnamento alla formazione dei seminaristi e agli impegni episcopali.
Il seminario è per lui il “cuore della diocesi” e la “pupilla dei suoi occhi”.
Consacrato vescovo di Amelia il 2 ottobre 1938, indica nell’amore il criterio della sua azione pastorale all’insegna del motto paolino “Impendam et super impendar”.
I ventotto anni del suo ministero pastorale nella chiesa amerina sono contraddistinti da vicinanza con il suo popolo, da numerose iniziative pastorali e opere realizzate nel campo della catechesi, dal fiorire in quel tempo di Istituti religiosi e numerose vocazioni sacerdotali indirizzate anche verso congregazioni missionarie.
Ama tutti indistintamente con cuore di padre, in particolare i sacerdoti e le anime consacrate per le quali coltiva una profonda venerazione, gli orfani e i malati.
I poveri, che accorrono a lui in teorie interminabili a ogni ora del giorno, sono i suoi figli prediletti e da antesignano, nel 1964, celebra in Diocesi la Giornata dei Poveri a conclusione del giubileo episcopale. Partecipa alla definizione del Dogma dell’Assunzione della Vergine Maria (1950), alla Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria (1959) e al Concilio Vaticano II (1962-1965). Povero come san Francesco, si spegne improvvisamente nell’umile episcopio di Amelia la mattina del 14 marzo 1966.