Epifania 2026. Conferimento dei Ministeri Istituiti

Carissimi Fratelli e sorelle, l’annuncio del giorno di Pasqua appena proclamato, mette in ulteriore risalto, portandolo al suo vertice, l’intero messaggio di salvezza che culmina appunto nel Mistero Pasquale e dal quale si diffonde, inondando di Grazia ogni altro evento celebrativo.
Le celebrazioni di questo tempo liturgico, allo scopo di farci comprendere il meglio possibile il messaggio di salvezza, utilizzano diverse immagini; tra queste emergono la luce e le tenebre.
Luce e tenebre sono infatti due elementi opposti che segnano il nostro rapporto con la vita. Sottraendosi alla luce ci si può trovare in penombra ma anche nel buio più profondo.
Papa Leone, nel messaggio per la 59ma giornata mondiale della pace, così scrive: “Il contrasto fra tenebre e luce, infatti, non è soltanto un’immagine biblica per descrivere il travaglio da cui sta nascendo un mondo nuovo: è un’esperienza che ci attraversa e ci sconvolge in rapporto alle prove che incontriamo, nelle circostanze storiche in cui ci troviamo a vivere. Ebbene, vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio”.
Come nella naturalità delle cose, analogamente per la vita spirituale che sostiene ogni essere, siamo invitati a godere pienamente della luce suprema, quale fonte di vita ed accogliere il messaggio della Scrittura: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te”.
Con la celebrazione annuale del Mistero dell’Incarnazione del Verbo, abbiamo accolto la Luce che splende nelle tenebre, NSGC.
Con il santo Battesimo siamo diventati Figli nel Figlio e con l’itinerario dell’Iniziazione Cristiana, culminato nel sacramento dell’Eucaristia, siamo stati inseriti pienamente nella Vita Trinitaria e nella grande famiglia della Chiesa e da questa ricevuto anche il mandato della testimonianza e quindi dell’annuncio missionario.
Con la solennità dell’Epifania siamo spronati ulteriormente a comprendere che per il credente, per ciascuno di noi, c’è sempre un percorso aperto, ossia quello di cercare ed incontrare il Signore.
In questa solennità dell’Epifania siamo guidati dai Magi ed insieme con loro dalla stella che ci guida e conduce sino a Betlemme.
I Magi vengono da lontano. Anche noi, anche voi, candidati a ricevere i ministeri venite da un cammino impegnativo di formazione. Questo cammino come è stato per i Magi si compie ma non si conclude.
Per i Magi si compie a Betlemme; il loro cammino, la loro ricerca culmina nell’incontro con colui che era significato nella stella: Gesù il re che è nato.
Gesù è la luce del mondo, egli risplende nelle tenebre.
Questa luce così radiosa, paradossalmente, non è avvertita unicamente da chi è accecato dalle tenebre del proprio egoismo e della propria inerzia. Il Re Erode ne è il segno eloquente per tutti: per le persone di allora e per le persone di ogni tempo.
Ma i magi, come anche i pastori, sono per noi il criterio affinché dall’incontro col Signore possiamo capire che ogni nostro incontro compie il mistero che ci viene donato e perciò non si conclude ma si apre sempre a una nuova dimensione di vita, più ricca ed arricchente allo stesso tempo.
Direttamente e in maniera naturale, sempre guidati dalla potenza di questa luce, si è coinvolti in una sorta di mandato che coincide con la testimonianza di vita; e quindi con l’essere inviati ad annunciare ciò che abbiamo udito e visto ed anche toccato, come nell’esperienza dell’Apostolo san Giovanni.
Cari fratelli e sorelle, la luce che splende nelle tenebre, la stella inseguita dai Magi d’improvviso scompare.
Viene oscurata dal re Erode. Uomo senza cuore rivestito dal buio della crudeltà, dell’egoismo; dal terrore di perdere il potere. Erode ha la tremenda capacità di trasformare la bella notizia portata dai Magi in un progetto opposto di tristezza, crudeltà e morte.
Il suo obiettivo è quello di instillare nella storia che lo circonda le tenebre già indossate da lui, ossia spegnere la luce e quindi far fuori il bambino.
Carissimi fratelli e sorelle, questo rischio è sempre latente e reale, ripeto in ogni epoca e in ogni contesto. Anche nei nostri contesti.
Come i Magi noi, voi in particolare, siete chiamati a tenere desta sia la speranza come il desiderio della ricerca dell’incontro.
Mai càpiti in noi di spegnere e neanche solo di attenuare intorno a noi la luce della bella notizia, la luce del Vangelo e la gioia che da esso promana.
Perciò, conferendovi il ministero di lettore, di accolito e di catechista, vi affido oggi l’incarico di impegnarvi attivamente per attuare in ogni contesto delle nostre parrocchie quanto contenuto nel piano pastorale diocesano, già consegnato il 28 dicembre scorso a chiusura dell’anno santo ai rappresentanti delle zone vicariali. In particolare la raccomandazione a partecipare al cammino diocesano di lectio divina, ritiri e grandi catechesi e di avviare il passaggio dal catechismo istruzione alla catechesi esperienziale.
Tutto questo al fine di poter avere costantemente gli strumenti per avverare nell’esercizio del nostro, del vostro ministero quella sollecitudine di cui alla prima lettura: “Alza gli occhi intorno e guarda” desiderosi di scrutare i segni dei nostri tempi, scorgere la schiera di coloro che anche inconsapevolmente attendono la gioia della Vita vera: “tutti costoro si sono radunati, vengono da lontano…”e comprendere quindi ciò che lo Spirito dice e indica alla nostra Chiesa.
Sia questo per voi quella stella dei Magi, perduta è ritrovata sopra il cielo di Betlemme, in forza della quale essi provarono una gioia grandissima alla fine del loro percorso.
I Magi, entrati nell’umiltà della casa si prostrarono in adorazione ed offrirono i loro doni.
È tutto finito? Assolutamente no!
Dio rivela loro la verità, in forza della quale essi non devono più ritornare da Erode. È impossibile ritornare indietro; la via posta loro davanti è totalmente altra e diversa.
Carissimi fratelli e sorelle, chi incontra Gesù lascia alle sue spalle ogni forma di peccato. Chi ama il suo Vangelo è prontamente disposto a cambiare strada per sconvolgere la presunzione di chi attenta alla vita del Vangelo e di ogni tiranno che spadroneggia sulla vita dell’umanità.
A voi, carissimi non è consegnata una nota di merito e neanche un attestato di buona condotta, quanto piuttosto il messaggio da incarnare nella storia della nostra comunità ecclesiale e della nostra società.
Vi aiuti in questo l’esempio e l’intercessione di Maria Santissima che all’annuncio dell’Arcangelo Gabriele seppe rispondere prontamente col suo sì affidando la propria vita, ossia la propria missione, al volere di Dio.