La solennità del Natale, ogni anno ci riempie di gioia per il ricordo che il Signore Gesù è venuto al mondo. Con questo avvenimento Dio ha realizzato tutte le promesse che aveva fatto durante i secoli al suo popolo ed ancor prima a tutta l’umanità.
Il Natale è per i cristiani l’evento sorgivo della nostra vita di fede che, sgorgando dal mistero pasquale di morte e risurrezione di Gesù, nella sua nascita già si fa presente nel dono del suo corpo al mondo e a ciascuno di noi. Egli assumendo la natura umana, la nostra natura, la risana da ogni contaminazione di male e di peccato e da ciò che è la sua conseguenza ossia la morte.
Ci uniamo pertanto al coro festoso degli angeli: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”.
A questo punto però il nostro canto dovrebbe smorzarsi. Dovrebbe ammutolire difronte alla pace che di fatto non c’è, ad iniziare dalla terra che gli diede i natali e che lo vide crescere.
Tuttavia, proprio per questo motivo il nostro inno di lode dovrebbe ancor di più sovrastare coprire ed annullare il terrificante rombo dei cannoni e la deflagrazione delle bombe.
Questo inno di vita sia la partecipazione del nostro impegno fattivo perché la morte dei nostri fratelli e sorelle almeno non passi inosservato.
Se le guerre e la violenza sono presenti nel mondo, ciò è il segno evidente che l’umanità è incapace di rendere gloria a Dio e il risultato devastante sta tutto davanti a noi.
Intorno a questo terribile fenomeno si inseguono quotidianamente le più svariate ipotesi, si buttano giù le più diverse analisi, ma in fondo in fondo la causa è unicamente data dal fatto che dimenticandosi di Dio o conducendo una vita come se lui non ci fosse, l’uomo dimentica sé stesso, tutte le altre persone, fino a distruggersi a vicenda.
In questo periodo storico, oltretutto, si arriva anche a demitizzare la celebrazione di questo avvenimento di grazia, per il cristiano molto importante; si riduce il Natale alla stregua di una favoletta o anche si tenta di trasformarla in altra festività che nulla ha a che fare col senso profondo che porta con sé: “Oggi è nato per voi il salvatore che è Cristo Signore”
Carissimi fratelli e sorelle, oggi è nato per noi il Salvatore, NSGC. Accogliamolo nella nostra esistenza e questa sarà trasformata nella sua; comunichiamolo alla vita degli altri e la società sarà trasformata. È questo il senso del Natale e tutta la dinamica che da esso promana.
Non facciamocelo in nessun modo defraudare da nessuno; non barattiamolo con nient’altro. Siamo sentinelle attente non solo di una festività ma custodi premurosi di un evento unico della storia: l’incarnazione di Gesù nostra speranza, il senso pieno della vita.
Come Maria e Giuseppe custodiamolo nella nostra casa e lui custodirà la nostra esistenza inondandola di luce soave.
Custodiamo il piccolo Gesù nelle persone piccole vulnerabili e fragili del nostro tempo: i più giovani ai quali si somministra tanto abbondantemente quel nutrimento/ materiale apparentemente innocuo, ma privo di spirito, e che con l’andar del tempo inevitabilmente si rivela essere altamente nocivo.
Talmente nocivo da minare non solo la vita dei singoli ma anche da interrompere pericolosamente la trasmissione della cultura del bene a coloro che si succedono.
Accogliamo oggi la luce del Natale in tutti coloro che non hanno più la forza sognare un futuro degno d’esser vissuto e rendiamoci interpreti fattivi e solleciti delle loro attese.
Apriamo le porte del nostro cuore come se fosse la grotta o capanna di Betlemme, che porte non aveva e per questo potette essere l’unica dimora disponibile ad accogliere Maria e Giuseppe e così dare un degno tetto a colui che veniva nel mondo come suo salvatore.
“Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi” Carissimi fratelli e sorelle facciamo posto a questa sua dimora in forza della quale siamo resi figli di Dio e fratelli tra di noi. Facciamoci portavoce e siamo testimoni credibili di quanto Dio ci ha dato in questo giorno santo.
Un giorno santo è spuntato per noi, il giorno senza tramonto, che vince ogni tenebra; apriamo gli occhi, la mente e il cuore e come i pastori nello stupore dell’intero creato avviciniamoci a Maria Santissima per dirle grazie per il suo eccomi, per essersi lei fatta serva di colui che è venuto nel mondo “non per essere servito ma per servire e dare la sua vita in riscatto per tutti”.
Chiediamo a San Giuseppe di sussurrare a ciascuna delle nostre anime il segreto che ha guidato la sua vita nell’accogliere e custodire il mistero umanamente inconcepibile e incomprensibile.
Uniamoci ai pastori nel loro percorso notturno e, rischiarati nella fede, facciamoci anche noi portatori di questa bella notizia, lodando e glorificando Dio con la nostra vita.
Natale 2025 – celebrazione della Notte Santa in Cattedrale
