La sublimità del messaggio pasquale, nei racconti che in questo giorno santissimo ci vengono presentati dalla liturgia della Parola, a partire dalla mattina di quel primo giorno dopo il sabato, raccolgono la testimonianza di coloro che in un modo o nell’altro sono stati inondati da questa inedita esperienza.
Abbiamo Maria che quando è ancora buio si reca al sepolcro con le altre donne e insieme alla dolcezza del profumo degli aromi assaporano l’amarezza di un sepolcro vuoto e pensano che sia stato profanato.
Abbiamo anche il racconto della corsa di Pietro e Giovanni che si recano al sepolcro per verificare quanto era stato loro riportato da Maria di Magdala.
Abbiamo ancora l’esperienza di Maria che piange ancora per la morte de maestro e non si dà pace per l’assenza del suo cadavere nel sepolcro al quale avrebbe voluto dare degna sepoltura.
Abbiamo la vicenda dei discepoli sprangati a casa per paura e la manifestazione del risorto con il saluto pace a voi… e l’assenza di Tommaso.
In contemporanea abbiamo anche l’esperienza dei discepoli di Emmaus, i quali delusi fanno ritorno al paese da cui erano partiti tempo prima. In tutti questi racconti viene registrato il passaggio dal buio del dolore, della morte, dello sconforto, della delusione all’esplosione della gioia incontenibile: “Rabunì”…” Mio Signore e mio Dio”.
Ci sarà ancora la manifestazione presso il lago di Galilea nella quale Gesù chiederà conferma o per meglio dire la ricomposizione dell’amore da parte di Pietro.
Carissimi fratelli e sorelle in tutte queste vicende ci siamo noi, ciascuno di noi, chiamati ad uscire dalla notte delle nostre chiusure, delle nostre paure e vivere veramente e in forma nuova la risurrezione di Gesù che ci è donata mediante il sacramento della rigenerazione, il Battesimo.
La pasqua è sempre una novità sia personale che comunitaria e la conseguenza che da essa deriva, che deriva da questa gioia incontenibile, è la corsa, ossia il desiderio incontenibile suscitato dall’amore, per raccontare e condividerne l’esperienza.
È quella sana inquietudine nel portare concretamente qualcosa di totalmente altro, un amore oblativo non morto e sepolto ma vivo e vivificante, che dà energia nuova, anche in mezzo a un mondo votato alla morte.
Dobbiamo ammettere che ai nostri giorni la corsa in questo senso sembra sia demandata, delegata, affidata (come anche le diverse esperienze) ad una sorta di lavoro a distanza, di lavoro leggero ecc.
Il Signore ci insegna tutto il contrario, ossia ad annullare le distanze e a creare rapporti concreti di vicinanza e prossimità.
La pasqua non può essere ridotta ad un racconto; essa è una esperienza di vita da accogliere e condividere. E più si accoglie e condivide più si contribuisce a creare persone e comunità autentiche, capaci di umanità ed essere costruttori di pace.
Non si tratta quindi di ripetere la pasqua quanto piuttosto di rivivere la novità della vita, del respiro del nuovo palpito che entrando in noi ne riattiva la buona e sana circolazione.
Questo significa essere rinati a vita nuova, questo significa essere battezzati.
Così come ogni protagonista di quel primo giorno dopo il sabato, la domenica, così ogni battezzato, ciascuno di noi potrebbe raccontare la propria Pasqua.
Se questo non avviene, siamo come l’apostolo Tommaso, il quale è ancora indietro di una lunga settimana nella quale l’assenza maggiore non è tanto l’assenza di Gesù (questa c’è comunque già stata) quanto piuttosto un percorso di fede che porta all’incontro col Risorto.
Carissimi fratelli e sorelle celebrare la Pasqua è ancora una volta aprirsi all’incontro con Gesù Risorto.
Quel Gesù che una volta riconosciuto, come per i discepoli di Emmaus, scompare dalla loro vista ma li mette in rotta verso la testimonianza, verso quella missione che ormai appartiene ad ogni discepolo del Signore.
Il Signore è il Vivente, è il Signore dei vivi e dei morti. In lui la morte è sconfitta. Il messaggio, ossia ciò che è da costruire per noi sarà sempre la vita, qualsiasi vita, perché la vita è la vita e in Gesù annulla qualsiasi gradazione che la stoltezza umana possa attribuirle.
Chiediamo a Maria santissima, Madre del Crocifisso Risorto la gioia di poter accogliere e testimoniare non un messaggio ma la persona viva di Gesù nella nostra vita e poterla condividere con tutti coloro che incontriamo nella nostra storia.
Pasqua 2026 nella concatterdale di Narni
