Carissimi fratelli e sorelle il messaggio di questa domenica in Albis o della Divina Misericordia, cogliendo e riproponendo l’annuncio della Pasqua del Signore, evidenzia ancora la verità secondo la quale l’unica fonte della vita nuova l’amore misericordioso di Dio.
Il bellissimo inno della prima lettera di san Pietro, che abbiamo sentito proclamato nella seconda lettura, ci dice che questo amore, in Gesù, porta con sé tutti i doni di Dio e arreca completa guarigione.
Pietro è il testimone della Risurrezione che raggiunge ogni persona.
Egli è testimone della Pasqua; ma non come se fosse un concetto astratto, conferma piuttosto una forza speciale di vita, declinata in gesti di bontà e di salvezza.
Perciò l’amore di Gesù infonde coraggio e forza, anche e soprattutto nel momento della persecuzione.
L’amore misericordioso è forza, è coraggio, è vitalità, nonostante il prezzo da pagare…. che si rivelerà sempre di gran lunga inferiore rispetto alla incalcolabile ricchezza della vita nuova ricevuta.
Si Tratta quindi di un atto di fede.
Tutto questo nell’odierna liturgia ci è dato comprenderlo attraverso l’incredulità di Tommaso.
Nel momento in cui Gesù si manifesta a porte chiuse il giorno di Pasqua, Tommaso è assente.
Quando gli altri discepoli gli raccontano l’accaduto, egli non crede e rimane chiuso nella sua incredulità manifestando la dichiarazione razionale di quanto da lui asserito: Se non vedrà con i suoi occhi e se non metterà le dita nelle piaghe….
Per lui l’Amore del Signore rimane un mistero ancora tutto da scoprire.
L’amore misericordioso del Signore, si manifesterà ancora da lì a poco; non in un giorno qualsiasi della settimana ma sempre la Domenica.
Il Risorto si presenta con la medesima modalità: a porte chiuse, porge il saluto di Pace e poi chiama in primo piano, a fianco o di fronte a sé l’apostolo Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani: tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”.
Carissimi fratelli e sorelle con san Tommaso dobbiamo ammettere anche la nostra difficoltà a credere senza toccare.
Questo capita quando l’amore è ancora incompleto, vacillante o addirittura scadente. Sarà perciò per tutti chiaro che il permanere in questo stato di cose, il gesto di fede è pressoché impossibile.
Se pertanto spesso ci si sente come Tommaso valutando più affidabile o migliore un percorso umano, piuttosto che il cammino della fede, affidiamoci all’Amore misericordioso del Signore Risorto, il quale convertendo il cuore di Tommaso, questi è finalmente capace di professare: “Mio Signore e mio Dio!”.
In quell’incontro di amore scompare definitivamente l’uomo vecchio, incredulo, lasciando spazio all’uomo trasformato, che sente la necessità impellente di esprimere l’atto di fede.
La risurrezione di Gesù inonda finalmente la persona di Tommaso; egli è ora, di fatto, l’uomo risorto a vita nuova.
“Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.
Beati noi se crediamo senza aver la pretesa di vedere e toccare; se crediamo perché ci fidiamo; se crediamo perché l’atto di amore prevale sul dubbio e si impone come puro atto di fede in Gesù Risorto.
Carissimi fratelli e sorelle Pasqua è dunque atto di fede.
Carissimi Mariano e Matteo, Pasqua è mettersi nelle mani del Signore e permettergli di amare come sa amare Lui, il quale Ama per Amare. Ama per la gioia di Amare.
Tutto ciò che non gravita in questo mirabile spazio dell’amore di Dio, rischia di essere semplice atto umano, non aperto alla grazia e che, in quanto tale, non produce alcun frutto di bene.
Carissimi Mariano e Matteo, alimentati dalla luce che proviene dalla parola di Dio, mediante il Sacramento dell’Ordinazione nel grado del diaconato che tra poco riceverete, fortificati dal dono dello Spirito Santo, dovrete essere l’espressione vivente della gioia dell’amore che proviene dal Vangelo e dalle opere di carità che caratterizzano il ministero diaconale e che, attraverso l’incontro con i poveri rendono visibile e tangibile la persona del Cristo.
Sarete di aiuto al Vescovo e ai sacerdoti nel ministero della parola, dell’altare e della carità, al servizio di tutti i fratelli e sorelle.
Divenuti ministri dell’altare, proclamerete e annuncerete il Vangelo, preparerete ciò che è necessario per il sacrificio eucaristico, distribuirete ai fedeli il Cibo della Vita.
Secondo la missione che vi verrà affidata, avrete il compito di esortare e istruire, formare, guidare la preghiera, amministrare il Battesimo, assistere e benedire il Matrimonio, portare il Viatico ai moribondi, presiedere il rito delle esequie.
Consacrati con l’imposizione delle mani, secondo l’uso trasmesso dagli apostoli, eserciterete il ministero della carità in nome del vescovo o del parroco, per l’edificazione della Chiesa.
Sull’esempio dei diaconi scelti dagli apostoli al ministero della carità, siate degni della stima del popolo di Dio, pieni di Spirito Santo e di sapienza.
Rivestiti delle splendide armi della Luce che proviene da Dio, non venga mai meno in voi il nutrimento del Vangelo, di cui sarete non solo ascoltatori, ma gioiosi araldi e testimoni.
Accompagnate sempre, sorreggete e nutrite ogni vostra attività con lo spirito di preghiera, per mezzo del quale renderete autentica ogni vostra azione; perché come scrive papa Leone nel Messaggio per la prossima Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: “Vocazione non è un possesso immediato, qualcosa di “dato” una volta per tutte: è piuttosto un cammino che si sviluppa analogamente alla vita umana, in cui il dono ricevuto, oltre ad essere custodito, deve nutrirsi di un rapporto quotidiano con Dio per poter crescere e portare frutto”.
Maria Santissima, la Madre di Gesù e della Chiesa, donna della gioia e dell’attesa operosa, vi avvolga nel suo manto di amore perché possiate essere il riflesso del Figlio, il Diacono per eccellenza, Nostro Signore Gesù Cristo.

