Dal Convento di San Francesco a Stroncone alla Chiesa di Santa Maria Assunta a Calvi

Tappa impegnativa per i continui saliscendi tra le colline e per la forte ascesa a monte San Pancrazio

Da Stroncone, per stradine secondarie e strade sterrate, si discende sino al guado del torrente Aia. Dopo il guado, una comoda strada sterrata immersa nel bosco ci fa salire sino ad Aguzzo. Il borgo è un vecchio castello. Il suo nome ha subi­to nel tempo alcune variazioni, da Vacutium, nome iniziale, passando per Vacutio, Acutio e, infine, Aguzzo. Gli Orsini di Roma ne furono i signori e fu a lungo sottomesso da Narni, come testimoniato dalla bolla gregoriana del 1227. Durante le lotte tra le fazioni guelfe e ghibelline, il paese venne definiti­vamente conquistato dai narnesi nel 1306. Dalla porta del ca­stello (1417) si accede alla piazzetta,  dove si affaccia la chiesa, che risale al XII secolo, dedicata a San Pietro Apostolo. Nelle mura di ponente, riportate di recente all’antico splendore, si può notare un bastione a scarpa con feritoie.
Poi, in un susseguirsi di sali e scendi dapprima dentro boschi e successivamente in mezzo alla campagna, si giunge al guado del fosso di Vasciano, punto più basso della tappa. In questo tratto si ammira la splendida campagna coltivata, che nei mesi estivi si tinge di oro per via delle messi di grano. Inizia qui l’ascesa per arrivare al meraviglioso eremo del Sacro Speco e immergersi nella sua ristoratrice quiete.
San Francesco vi giunse nel 1213. Noto all’epoca come Ere¬mo di Sant’Urbano: fondato dai Benedettini intorno all’anno 1000, comprendeva l’Oratorio di San Silvestro e alcune grotte. Francesco si ritirava spesso in solitudine nella piccola chiesa e, più in alto, nel bosco, in una fenditura della roccia. Trascorse qui un periodo di malattia, durante il quale i frati costruirono per lui, accanto allo speco, una celletta in pietra con un letto in legno, tuttora presente, e un piccolo oratorio accanto al quale si erge un’alta roccia isolata, chiamata Colonna dell’Angelo, che - secondo le fonti francescane — fu la rupe su cui apparve al santo un angelo che suonava la cetra. Tommaso da Celano narra di due eventi miracolosi che accaddero in questi luoghi. Durante la sua malattia, Francesco chiese del vino, ma poiché non ve n’era a disposizione, gli fu portata dell’acqua. Egli la benedisse con un segno di croce, e l’acqua acquistò il sapore del vino. Per questo lo speco viene chiamato la Cana Francescana. In seguito, ancora convalescente, si ap-poggiava a un bastone; lasciando lo speco piantò nella terra il bastone: il legno germogliò e diede vita a un grande albero di castagno, che la tradizione identifica con quello ancora esistente nel prato antistante la cella del Santo.All’ingresso del convento si trova la piccola chiesa, edificata fra il tra il 1585 e i primi anni del 1600. Accanto si apre il chiostro, risalente al 1400, da cui si accede alla Cappella di San Silvestro, l’oratorio edificato dai Benedettini intorno all’anno 1000. Proprio dietro l’abside, vi è l’antico pozzo da cui, secondo la tradizione, fu attinta l’acqua che san Francesco tramutò in vino. Dal chiostro si entra anche nel quattrocentesco refettorio di San Bernardino, dove si conservano le antiche tavole e un lavello in pietra. Dallo speco, e specialmente dal chiostro interno, si può ammirare un incantevole panorama sulla valle circostante che nei mesi estivi sembra un quadro di Corot. Dopo aver ripreso fiato all’eremo si riprende il cammino seguendo un bel sentiero sino ad arrivare alla Croce di San Valentino. Da lì, in dolce discesa, per strade sterrate in mezzo a fitti boschi si raggiunge Calvi.Calvi dell’Umbria, antico insediamento le cui tracce risal¬gono all’età del Bronzo. I primi documenti che citano il nome del paese risalgono al IX secolo, quando fu probabilmente un possedimento dell’Abbazia di Farfa. Il centro storico si sviluppa lungo una serie di vicoli medioevali che salgono e scendono tra gli archi, le volte e i resti delle mura e delle torri. Di notevole interesse storico-artistico è il grande complesso del Monastero delle Orsoline, progettato dall’architetto Ferdinando Fuga e re¬alizzato dal 1739 al 1743, che ospita il Museo con la raccolta locale e la collezione Chiomenti-Chiomenti Vassalli. Il comples¬so comprende inoltre la doppia chiesa con un’unica facciata di Santa Brigida e la chiesa di Sant’Antonio, dove è collocato un monumentale Presepe in terracotta policroma realizzato nel 1546 composto da trenta statue. Del percorso museale fanno parte anche gli ambienti storici del monastero come le cucine, il lavatoio, la spezieria, l’orto e il giardino. Tra gli altri monumenti meritano una visita la chiesa di Santa Maria Assunta, con un fonte battesimale del 1559. La cittadina di Calvi è chiamata anche “paese dei presepi”: i muri delle antiche case sono infatti abbelliti dai murales raffiguranti la Natività, opera di noti pittori italiani e stranieri che ogni anno, dal 1982, arrivano a Calvi per affrescare le pareti delle antiche case cittadine in una galleria di dipinti murali a cielo aperto. Nelle immediate vicinanze si trovano la chiesa e i resti del convento fatti erigere da san Francesco nei primi decenni del XIII secolo, su un terreno donato da san Berardo da Calvi. Calvi gode sul lato sud-ovest di uno stupendo affaccio sulle rigogliose colline che si estendono all’orizzonte sino all’imponente monte Soratte.

fonte : "Il Cammino dei Protomartiri Francescani" Edizioni Terra Santa Milano

visitandum est:

  • Chiesa di San Pietro a Aguzzo.
  • Speco di Sant'Urbano o Sacro Speco.
  • Croce di San VAlentino.
  • I MUrales della Natività a Calvi.
  • Chiesa di Santa Maria Assunta a Calvi.
  • Presepe Monumentale a Calvi.